lunedì 31 luglio 2017

#10 Diario di bordo: Il mio mese di LUGLIO

Ovvero di compleanni in famiglia, GoT- 7, pacchi Amazon e giornate meh...


🎶 Luglio col bene che ti voglio per me non finirai...na nana naaah
Luglio mi hai fatto una promessa e devi mantenerla... na nana naaah 🎶

Ditemi che non sono l'unica a conoscere questa canzone e ad averla in testa per tutto il mese! 
Luglio, fin da quando sono piccola è il mese in cui si va al mare... Ecco, appunto, quando ero piccola!
Questa povera disgraziata (che sarei io) ha raggiunto ormai quell'età in cui andare al mare è una mezza agonia! Dove sono le montagne? Dove?
Ma lasciamo perdere questi svarionamenti da caldo eccessivo e cominciamo con il riassunto di LUGLIO!

Come sia possibile che questo mese io sia così puntuale con la pubblicazione nemmeno io lo so!
Sono sconvolta anche io, cosa credete?!

Luglio è cominciato alla grande!
Il 1° luglio sono andata con i miei a fare un giretto in quel di Teolo e ho mangiato un gelato buonissimo. Io adoro il gelato! (leggetelo come Po quando dice che adora il kung-fu, il tono è lo stesso. E anche la faccia )
Poi abbiamo fatto un giretto anche all'Abbazia di Praglia, dove ho fatto tante belle foto! Erano anni che non andavo a Praglia, non me la ricordavo così bella.
Alla sera, sempre quel giorno, sono andata a mangiare la pizza con Lisa, Sebastiano e Leonardo! E' stata davvero una bella serata, spero che ripeteremo presto!
E poi ho colto l'occasione per mettere la maglia nuova di Totoro presa a Ferrara... sì, mi esalto con poco, ormai dovreste saperlo.

Il 4 luglio è stato il compleanno della mia super mamy! Abbiamo festeggiato cenando fuori, nel senso che abbiamo cenato sotto il gazebo in giardino. I festeggiamenti veri, quelli con tutto il parentado li abbiamo posticipati al 7, con annesse bandierine, torta, regali e canzoncina.
Il 4 è anche arrivato il Funko Pop! di Nick Wilde, dopo un mese (UN MESE) che lo aspettavo! Ma quanto è patatino?! Non vi metto una foto solo perché l'ho spammato ovunque.
Il 7, oltre ai festeggiamenti super top!, ho fatto una pazzia e ho ordinato un altro Funko Pop! su Amazon, più delle penne (perché non ne ho, no no) e ho sfruttato quel benedetto buono da 7€ che avevo lì da aprile.

In tutto questo è stato un caldo della madonna e ho rischiato lo scioglimento che, ghiacci del Polo, spostatevi!
E ho pure stirato! Sono masochista, vero? Lo penso anche io, soprattutto quando mi vengono queste idee malsane. Ma andiamo avanti che è meglio...

La seconda settimana, come potete vedere dalla foto esplicativa qui accanto, è arrivato l'ordine fatto il 7. Amazon è una scheggia e io gli voglio bene proprio per questo.
Adesso che ho Draco, posso fare tutte le foto Dramione con i Funko ed intasare instagram! *huahuahua* 
No, ok, ok, non sono ancora così in fissa!
Che poi il pezzo forte sono le penne, perché sono il sogno di ogni cartopazza sulla faccia della terra, ve lo dico io. Sono fantastiche!

Che altro ho fatto questa settimana?
Ah, sì, ho stirato! Ma che novità...
In realtà ho fatto anche altre cose. Ad esempio ho sistemato uno degli armadietti che ho accanto al letto dove tengo tutte le mie "scorte segrete", alias quaderni, penne, quaderni, colori, quaderni...ho già detto quaderni?!
E anche l'angolo manga ha subito qualche cambiamento: ho riorganizzato un po' la disposizione e ho spostato qualche libro negli spazi vuoti, così ho liberato due buchetti in libreria.

Sono anche andata a fare il mio solito giretto in centro con Cristina, perché il caldo non ci fermerà dallo svaligiare libreria e fumetteria! Giammai!
Va beeeneee, ho preso solo un libro e un manga, ma perché dovete essere così fiscali?! Le spese pazze le farò tra agosto e settembre (buono del 15% alla Mondadori e sconti Bao...non dico altro).
Abbiamo provato un nuovo ristorante di sushi e mi è piaciuto un sacco! Il mio primo all you can eat
Quando non si ama il crudo e si è celiaci l'all you can eat raramente è fattibile, ma qui avevano tante cosette vegetariane e quindi mi è andata di lusso.

Ah, in questa seconda settimana, ha pure piovuto! Peccato che poi facesse più caldo di prima... *doh*

 La terza settimana è cominciata con un bel cinema, dopo mesi che non ci andavo!
Finalmente anche io ho visto Spider-Man: Homecoming e mi è piaciuto un sacco! Spider-Man è il mio supereroe preferito (e giuro che poi non lo dico più) e avevo paura che l'ennesimo reboot sarebbe risultato una schifezza, invece mi sbagliavo grazie al cielo!
Tom Holland poi è troppo kawaii! Non sclero troppo, solo perché è troppo giovane per me (mamma mia, come mi sento vecchia).

Lo stesso giorno che io sono andata al cinema è cominciata la nuova stagione di GoT - Il Trono di Spade!
Ragazzi, che forza! Io prevedo grandi cose per questa settima stagione, ne succederanno delle belle! Me lo sento!
Non dico nulla perché immagino che alcuni di voi non l'abbiano ancora vista. In ogni caso:
We know no king but the king in the north, whose name is Stark
E ho detto tutto!

Purtroppo luglio è anche stato portatore di una brutta notizia: Chester Bennington, il cantante dei Linkin Park si è suicidato all'età di 41 anni.
Da grande fan della band, vi assicuro che è stata una notizia che mi ha lasciato senza fiato. Non mi voglio dilungare, perché ho scritto un articolo a riguardo (qui), ma le canzoni dei Linkin Park per me hanno sempre avuto anche un grande significato morale e un forte legame con la mia vita. E' stata una grande perdita, non solo per il mondo della musica.

Ma andiamo oltre.
La Newton Compoton ha deciso che mi vuole male e ha messo tutto il catalogo ebook a 0,99€.
Penso sia inutile dire che ho fatto una scorta di ebook infinita, vero? Ho preso 9 libri, ma ne avrei presi almeno il doppio: ho fatto trading autogeno e ho cercato di acquistare solo ciò che ritenevo strettamente necessario. *Brava Silvia! Pat, pat*

E per finire, la quarta settimana!
Parola d'ordine: diluvio universale.
Ha piovuto lunedì, ha piovuto martedì, mercoledì era nell'aria ma niente, ha piovuto sabato e anche domenica. Che bello!
Soprattutto perché poi ha rinfrescato per bene e io finalmente ho dormito una notte tutta filata, senza svegliarmi settemila volte per il caldo e per girare il cuscino.

Questo bel frescolino mi ha permesso di stirare tutto ciò che era stirabile, complice il fatto che, causa pioggia Madre ha tirato la cinghia con le lavatrici. Ho cambiato le lenzuola, ho sistemato l'armadio e ho pure passato lo swiffer.
Ma che volete di più?
Il giorno dopo ero morta in divano, ma questi sono dettagli.

Ho anche finito il setup di agosto del mio Bullet Journal e ne vado molto fiera, soprattutto per la colorazione che mi è venuta benissimo. *la modestia*
Mercoledì è finito Shades of Blue e io ora mi chiedo cosa cavolo guarderò il mercoledì sera! Spero che Mediaset trasmetta anche la seconda stagione, se no vado in crisi. Ma si può concludere una stagione così? Con tutte le cose in sospeso e un miliardo di dubbi?

Venerdì, come vedete dalla foto qui sopra, ho fatto spese pazze. In realtà sono andata a fare la spesa e a prendere anche le mie cibarie gluten free, ma al super mercato ci scappa sempre qualcosina. E poi ho preso solo cose utili, tranne il Minion, quello è solo per alimentare la mia bambina interiore.
Ho passato fuori l'intero pomeriggio, mangiando giapponese con mia mamma e girando ben due supermercati (alì e interspar), sono arrivata a casa che ero a pezzi, però è stata una bella giornata.

Al sabato abbiamo festeggiato il compleanno di mio zio con una bella pizza e io ho assaggiato il tartufo al cioccomenta. Vi ho detto che mi piace il gelato, vero? Ecco, il tartufo è forse il mio dolce preferito, lo prendo anche d'inverno.
Ma voi vi siete accorti che parlo un sacco di mangiare? E pensare che, in realtà, mangio molto poco, mah...
Bene! Chiudiamola qui, se no questo diventa un blog di cucina.

Luglio è stato un mese piuttosto pieno: ho letto moltissimo, ho ripreso a scrivere e a disegnare, ho lavorato abbastanza e sono anche uscita più di quello che credevo.
Mi sono divertita un sacco!
Mi sono anche girate un po' le balle, ma lasciamo perdere, pensiamo solo al divertimento vah!

Ed ora...PREFERITI DEL MESE!

LIBRO: Senza dubbio L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome di Alice Basso.
Vani è diventata il mio mito e non vedo l'ora di leggere secondo e terzo volume della serie.

FILM: Vabbè, che ve lo dico a fà! Spider-Man: Homecoming, ovviamente. Anche perché è l'unico che ho visto al cinema questo mese.

SERIE TV: Anche qui, ovviamente, GoT - Il Trono di Spade, nello specifico la settima stagione che è ancora in corso.
Ho visto solo tre episodi, ma chissene, io la metto tra i preferiti lo stesso.

CANCELLERIA: Le Triplus Fineliner da 36 della Staedtler.
Hanno dei colori fantastici e io non ho nemmeno il coraggio di toglierle dalla scatola, perché l'ordine che hanno è troppo wow.

TE' e TISANE: vi cito l'Oscuro, il bubbletea di Ruggi.
Se siete di Padova o passate di qua, dovete andarci! Io ormai mi sono abbonata a questa combinazione, che mi piace molto: tè nero, sciroppo al mirtillo e bubble alla pesca (spero di ricordare giusto).

ACCESSORIO: Elastici per capelli a profusione! Con questo caldo e la coperta di capelli che mi ritrovo, vivere era quasi impossibile. Io uso quelli di H&M, senza la parte in metallo e mi trovo benissimo. Soprattutto perché poi cedono e non stringono in maniera eccessiva.

CANZONE: L'Estate Migliore che C'è di Cristina D'avena.
Chi l'avrebbe mai detto che Cristina D'avena avrebbe cantato qualcosa che non fosse una sigla di un cartone animato?! Questa canzone è bellissima e perfetta per l'estate, io la sto ascoltando a ripetizione. Insieme a E' Quasi Magia Johnny, perché non ho resistito, lo ammetto.

MAKE UP: Anche questo mese mi sono truccata poco a causa del caldo, ma vi dico lo stesso la Make Up Blender di H&M (la spugnetta per il trucco, insomma), a cui non avrei dato un centesimo e che invece si sta rivelando vitale.

APP: anche questo mese niente app. Non ho scovato nulla di interessante, quindi passiamo oltre.

YOUTUBE: questo mese ho ben due canali youtube da consigliarvi, si tratta di RichardHTT e Fraffrog! Primo, sono troppo simpatici tutti e due, muoio dal ridere ogni volta che guardo un loro video in collaborazione; secondo, sono illustratori bravissimi e hanno uno stile che mi piace molto.
Se vi piace disegnare, anche in digitale, ve li consiglio!

E siamo quindi arrivati alla fine di questo lunghissimo bla bla bla di luglio!
Non ci speravate più, eh!
Ci si vede ad agosto!

Silvia

domenica 30 luglio 2017

#46 Cosa penso di: Freezer - Ale e Cucca vol. 3 - My capricorn friend - Magico vol. 1-4

Ed eccoci finalmente alle letture non librose di questo mese di luglio!
Questo mese, complice il caldo e la poca voglia di fare altro, ho letto una graphic novel e ben sei manga.
Piccola premessa: di Magico vol. 1-4 vi parlerò molto velocemente perchè ad agosto terminerò la serie e scriverò una recensione dedicata.

Freezer

Graphic Novel.
Genere: Vita e altri casini
Autore: Veronica "Veci" Carratello
Editore: Bao Publishing
Pagine: 144
Prezzo: 18,00€ (ebook 8,99€)

Freezer è la storia di Mina e della sua famiglia.
Mina vive con i genitori, un fratellino di nome Elvis, lo zio, la nonna e il gatto Kafka.
All'interno di questa graphic novel si sviluppano diverse vicende, riguardanti i vari componenti della famiglia.
La caratterizzazione dei personaggi mi è piaciuta tantissimo, soprattutto ho apprezzato Mina, lo zio e Kafka il gatto.
La nonna, nella sua semplicità, mi ha fatto molta tenerezza, mentre non ho sopportato il padre di Mina, non più di tanto insomma.
La trama è davvero simpatica, rispecchia la vita di tutti i giorni e riporta problematiche in cui non è per nulla difficile identificarsi.
Lo stile dei disegni è semplice ed essenziale, ma non per questo privo di dettagli e particolari. Mi hanno colpito molto gli accostamenti di colori e le tonalità scelte perché conferiscono un'atmosfera particolare all'intera graphic novel.
Senza dubbio lo consiglio perché è stata una lettura veloce, scorrevole, molto simpatica, ma anche con alcuni spunti di riflessione.

Il mio voto è:
✰✰✰✰
4/5

Ale e Cucca vol. 3


Manga.
Categoria: Shojo
Autore: Elisabetta Cifone
Disegni: Elisabetta Cifone
Editore: Kasaobake
Pagine: 152
Prezzo: 6,90€


Essendo il terzo volume non vi posso rivelare più di tanto sulla trama, se no vi rovino la lettura.
In questo volume troviamo Ale e Cucca alle prese con il dopo festa del volume 2 e, come per i manga precedenti, anche alcuni spezzoni della vita futura delle due protagoniste.
Avendo già letto i due volumi precedenti (recensione qui) non posso che confermare quanto mi piaccia questa serie!
Primo, perché è disegnata da una ragazza italiana; secondo, perché da ogni disegno traspaiono grande impegno e passione.
Lo stile mi piace tantissimo, è super dettagliato e curato anche nei minimi particolari, come ad esempio i vestiti o gli accessori dei personaggi ( viva le collane fandom della Feddy).
Ho apprezzato molto anche le poche pagine finali dedicate alla Bibi, che è un personaggio che mi piace molto.
Consigliato il volume, ma anche l'intera serie! Io sono già in grande attesa del quarto volume!

Il mio voto è:
✰✰✰✰
5/5

My capricorn friend

Manga.
Categoria: Seinen (Scolastico, Slice of life, Bullismo)
Autore: Otsuichi
Disegni: Masaru Miyokawa
Editore: J-Pop Manga
Pagine: 208
Prezzo: 6,50 €


My capricorn friend è la storia di Yuya che, una notte si imbatte in Naoto che ha appena commesso un omicidio. Naoto ha ucciso il bullo che, ormai da tempo, era il suo aguzzino. Yuya, che sapeva tutto ma, come i suoi compagni, non ha mai fatto nulla, si sente improvvisamente in dovere di aiutarlo.
Ma è stato veramente Naoto ad uccidere il bullo della scuola? Ed è veramente destinato a suicidarsi per espiare la colpa di ciò che ha fatto?
Questo manga mi ha letteralmente lasciato senza fiato!
Tratta di un tema molto importante ovvero il bullismo e le sue conseguenze. Si parla di come spesso si comportano i ragazzi che assistono a questi atti senza reagire in difesa dei compagni e di come spesso questi episodi abbiano epiloghi disastrosi.
Al di là dello stile dei disegni, che mi è piaciuto molto, penso che questo manga meriti molto per i temi che rispecchiano non solo la realtà giapponese, ma anche quella italiana.


Il mio voto è:
✰✰✰✰✰

5/5


Magico vol. 1-4

Manga.
Categoria: Shonen
Autore: Naoki Iwamoto
Disegni: Naoki Iwamoto
Editore: J-Pop Manga
Pagine: 192
Prezzo: 4,40 €

Magico racconta la storia di Emma e Shion, una ragazza che custodisce in sé i pericolosi poteri dell'Echidna e un ragazzo dai grandi poteri magici (è un arcimago) che vuole aiutarla a fuggire da tutti coloro che desiderano i suoi poteri.
Per salvarla è necessario compiere Magico, l'equivalente di un matrimonio, per cui i due giovani dovranno compiere una serie di rituali e vivere molte avventure.

Magico è composto da 8 volumetti, già tutti disponibili in fumetteria e online. Dato che terminerò la serie il prossimo mese e che ho intenzione di dedicarle una recensione completa, non mi soffermerò molto su questi primi 4 volumi.
Vi anticipo solo che mi sta piacendo molto e che, se dal terzo volume le cose si complicano, aspettate di leggere il quarto!
Ok, così non si capisce nulla, ma vi posso assicurare che Magico è divertente, appassionante e perfetto per chi, come me, ama i manga a sfondo fantasy.
Ci vediamo il mese prossimo con la recensione completa dove, lo prometto, sarò molto più chiara!

Il mio voto (al momento) è:
✰✰✰✰
4/5



Si concludono qui anche le mie letture non librose del mese di luglio!
Alla prossima!

Silvia

#45 Cosa penso di: Il giardino segreto | recensione |

Ultimissima lettura librosa di luglio!
Questo mese ho finito la mia TBR con una decina di gironi di anticipo e ho dovuto fare qualche aggiunta. 
Questo, però, l'ultimo perché arrivo a pelo pelo con la fine del mese e mi sembra perfetto!



Il giardino segreto
di Banana Yoshimoto.

Editore: Feltrinelli (collana Universale Economica)
Pagine: 138
Prezzo: 13,00 €

Trama:

L'inverno è alle porte, Kaede e Kataoka sono ritornati in Giappone e Shizukuishi ritrova il calore del tempo trascorso insieme e si sente finalmente un po' più a casa. A breve, tuttavia, dovrà spostarsi di nuovo: ha deciso di andare a vivere con Shin'chiro, e così si mettono alla ricerca di un posto dove abitare, tra appartamenti improbabili e agenti immobiliari dalle dubbie capacità. Le persone, però, non sempre sono ciò che sembrano, e questo vale anche per Shin'chiro¯. Basterà un viaggio nel passato per rompere tutti gli equilibri e gettare Shizukuishi nella disperazione consentendole al contempo di crescere. Un serpente di giada, una donna prorompente, un giardino fuori dal mondo: questi e altri gli ingredienti di una storia di dolore e speranza in puro stile Yoshimoto.



Prima di cominciare con la recensione vorrei fare una premessa velocissima.
Questo è il primo libro che leggo di Banana Yoshimoto (nonostante io abbia anche Moshi Moshi) e credo di non aver fatto la scelta giusta, dato che è il terzo volume di una collana di libri collegati (Il Regno) e che io non ho, ovviamente, letto i primi due. Credo li recupererò il prima possibile per chiarirmi dei dubbi, ma non preoccupatevi se vi renderete conto che su alcuni punti non ci ho capito nulla.

Il giardino segreto è la storia Shizukuishi, una ragazza abituata a vivere in montagna che si trasferisce a Tokyo per lavoro e per amore. La giovane lavora come aiutante per Kaede e il signor Kataoka, un medium e il suo manager (nonché compagno), e sta cercando casa con il fidanzato Shin'chiro.
Proprio quando i due sembrano aver trovato la casa perfetta, Shizukuishi si accorge di non essere più convinta né della convivenza né del suo rapporto con Shin'chiro.
Quando il compagno le propone di fare visita al giardino di Takahashi, un amico d'infanzia morto alcuni anni prima, Shizukuishi pensa che potrebbe essere l'occasione per riallacciare il rapporto e fare chiarezza sui propri sentimenti.
Dalla visita, però, si svilupperanno conseguenze interessanti e inaspettate.
Che significato ha il serpente di giada donatole dalla nonna? E perché tutti pensano che presto Shizukuishi andrà a Taiwan?


Trattandosi di un libro molto breve, oltre che terzo di una serie, cercherò di non svelare troppi particolari della trama.
Anche perché, ad essere sincera, ci sono dei dettagli che, per ovvi motivi, non mi sono chiari.

La protagonista principale, nonché narratrice dell'intera vicenda, è Shizukuishi, un personaggio in cui sono riuscita a rispecchiarmi ma con cui, allo stesso tempo, ho avuto dei problemi a relazionarmi.
Shizukuishi si trova in un momento della vita che, nonostante derivi da conseguenze differenti, non mi è affatto nuova e che quindi mi ha portato a rivedermi nel suo modo di reagire e nei suoi pensieri. 
Credo che la mia difficoltà di relazione con questo personaggio, sia dovuta principalmente ad un fattore culturale. Sono appassionata di Giappone e cultura giapponese, è vero, ma mi resta comunque difficile avvicinarmi a certi lati della loro mentalità.
In ogni caso, da un punto di vista generale, ho apprezzato tutti i personaggi perché risultano tutti davvero ben caratterizzati e resi al meglio anche attraverso lo sguardo della protagonista.
Mi ha incuriosito il personaggio di Kaede, il sensitivo, e mi ha fatto subito simpatia quello del signor Kataoka.

Ho notato, e spero che non sia solo una mia suggestione, che nella scrittura della Yoshimoto, una parte fondamentale la fanno i luoghi.
Nello specifico, però, credo si tratti di un'importanza data dal legame affettivo che l'ambientazione rievoca o crea al momento.
Le descrizioni, infatti, sono sempre molto dettagliate e curate, ma mantengono un particolare tono che definirei sognante. Perché odori, sapori, luoghi, persone sono sempre legate ad un sentimento, ad un ricordo e non vengono mai inserite nella narrazione senza un motivo preciso.
Trovo che questo sia un dettaglio molto importante, che definisce anche lo stile di scrittura della Yoshimoto.
Uno stile che, personalmente, ho molto apprezzato, nonostante abbia trovato qualche difficoltà iniziale: non essendo abituata alla letteratura giapponese, mi sono dovuta "ambientare" con le differenze.
Si tratta di una scrittura semplice ma molto d'impatto, che cattura il lettore fin dalle prime righe e è in grado di trasportarlo al fianco dei protagonisti senza nessuna difficoltà e senza la necessità di descrizioni troppo particolareggiate.

Mi sono piaciuti moltissimo i dialoghi, che sono sempre veloci, scorrevoli, accattivanti e a tratti pungenti e divertenti. Mi hanno colpito molto anche le riflessioni che l'autrice fa attraverso lo sguardo di Shizukuishi, trattando temi molto importanti come l'abbandono, la solitudine, l'indipendenza e la ricerca di sé stessi e della propria strada.

La mia è stata una lettura davvero scorrevole e appassionante e sicuramente recupererò altre opere di questa autrice, primi tra tutti gli altri due volumi che compongono questa serie.
Purtroppo però, avendo letto il terzo volume senza sapere nulla dei primi due, e trattandosi del mio primissimo approccio a Banana Yoshimoto, devo ammettere di aver avuto anche qualche difficoltà e di non aver capito quelli che, credo, siano dei riferimenti alle trame precedenti.
Insomma, io lo consiglio se avete letto gli altri volumi della collana, altrimenti cercate di non fare il mio errore e portatevi in pari, perché potreste "rovinarvi" un po' la lettura.

Il mio voto è:
✰✰✰ e mezzo
3,5/5

Alla prossima!

Silvia


sabato 29 luglio 2017

#44 Cosa penso di: I dannati di Malva | recensione |

Settima lettura di luglio!
Questo mese sto leggendo tantissimo e sono anche parecchio regolare, mi pare!
Non diciamolo troppo forte ;)



 I dannati di Malva
di Licia Troisi

Editore: Mondadori 
Pagine: 142
Prezzo: 11,00 € ( ebook 6,99 € )

Trama:

Malva è una scintillante città di vetro e metallo circondata dalla foresta. L'aria è pura, le strade sono pulite e gli abitanti vivono immersi negli agi. Ma sotto l'apparenza, scavata nelle profondità della terra, si nasconde la faccia segreta della città, soffocata dai miasmi tossici. Laggiù vivono i Drow, gli schiavi degli umani, che pagano il prezzo di quel benessere. E' questo il mondo diviso in cui si muove il guardiano Telkar, mezzosangue cresciuto tra i privilegi, ma segnato dal marchio infamante dei Drow. Ma quando la tranquillità di Malva comincerà a essere turbata da morti misteriose, sarà lui a offrirsi per una missione quasi impossibile: scendere nella città sotterranea e scoprire il colpevole. Un viaggio nelle tenebre e nella paura, tra macchinari infernali e veleni, da cui Telkar uscirà completamente trasformato.



Se vi dico che non mi ricordo nemmeno da quanti anni ho questo libro, mi disconoscete?
Ebbene, lo devo ammettere, ho questo libro da tantissimo tempo e non avevo mai trovato il momento giusto per leggerlo. A quanto sembra, è arrivato questo mese, perchè ho finito la mia tbr con dieci giorni di anticipo...


I dannati di Malva è la storia di Telkar, un mezzosangue che desidera solo di essere accettato dagli umani che abitano la città di Malva. Per questo intraprende la carriera di Guardia Cittadina, mettendosi in molti casi contro i Drow, coloro che condividono con lui metà del sangue.
Quando degli strani omicidi provocati dalla magia seminano il panico a Malva, Telkar crede di essere l'unico in grado di scoprire chi sia il colpevole. 
Smetterà i panni della Guardia Cittadina, si fingerà un mezzosangue proveniente dalla Foresta e si infiltrerà nei Livelli Inferiori e, lavorando accanto ai Drow cercherà di scoprire chi tra loro si aggira in città mietendo vittime.
Ma scoprirà che anche i Drow stanno morendo, consumati lentamente da un morbo misterioso che sembra colpire soprattutto chi lavora a contatto con il Miravar.
C'entra davvero il Miravar con la morte dei Drow?
Perchè il Drow misterioso uccide solo umani all'apparenza innocenti?
E Telkar cosa deciderà di fare, da che parte si schiererà?



Come già vi ho detto in una recensione precedente (e più o meno in tutti i miei social), Licia Troisi è la mia autrice italiana preferita. Ho cominciato ad appassionarmi al fantasy anche grazie alla saga del Mondo Emerso e, nel corso degli anni, ho cercato di recuperare tutte le sue pubblicazioni.
Ammetto che mi manca ancora qualche libro, ma ci sto lavorando!
Comunque, andiamo avanti!

Quando ho acquistato questo libro, non mi sono accorta subito che si trattava di uno stand-alone e così l'ho messo in libreria in attesa che uscissero gli altri volumi di quella che, ne ero davvero convinta, sarebbe stata una nuova saga di Licia.
Ovviamente poi mi sono resa conto del mio errore e mi sono ripromessa per mesi e mesi che avrei letto I dannati di Malva al più presto, perché ero davvero curiosa di vedere se, dopo la saga del Mondo Emerso e quella della Ragazza Drago, anche uno stand-alone di Licia mi sarebbe piaciuto ugualmente.

Mi dilungo un po' su questo argomento, perché dello stile di scrittura di Licia vi ho già parlato in altre recensioni e non mi voglio ripetere e anche perché è un ragionamento che mi frulla in testa da un po'.
In ogni caso, ho sempre avuto l'idea che cominciare a scrivere partendo da una saga per passare agli stand-alone solo in seguito, fosse sicuramente più complesso rispetto ad un processo contrario.
Soprattutto, secondo me, quando si parla di fantasy, che è un genere letterario tutt'altro che semplice da scrivere (ve lo dice una che ogni tanto ci prova).

Quando si sa di avere tre volumi a disposizione per elaborare la trama al meglio, ci si può prendere qualche libertà in più, rispetto a quando si ha un solo volume, magari anche di breve lunghezza.
Ecco perché ero molto curiosa di leggere questo libro!

Bene, e dopo questo sproloquio, veniamo al libro in sé.
Trattandosi di sole 142 pagine, non potrò dilungarmi troppo, onde evitare di farvi spoiler di qualche genere.
Cosa mi ha colpito di più de I dannati di Malva?
Sicuramente il fatto che, anche con poche pagine a disposizione (rispetto al solito), Licia Troisi sia stata in grado di delineare un mondo fantastico in maniera impeccabile, senza buchi di trama, spiegazioni lasciate in sospeso o che altro.
I luoghi sono descritti brevemente, è vero, ma il lettore ha modo di farsi comunque un'idea precisa di quelle che sono le ambientazioni principali.
E anche i personaggi sono caratterizzati perfettamente!
Il protagonista è anche il narratore principale della vicenda e questo lo rende, senza dubbio, il personaggio meglio caratterizzato. C'è da dire, però che anche le altre figure sono ben rese agli occhi del lettore e che nulla è lasciato al caso.
Ho apprezzato molto Telkar, il protagonista, sia per il suo carattere che per il percorso di crescita e consapevolezza che affronta nel corso della vicenda.
L'idea di mettere due razze a confronto, rendendo una inferiore e sottomessa all'altra e di porre come centro del romanzo un protagonista che, essendo mezzosangue, si trova in una situazione di stallo da entrambi i lati, mi ha catturato fin da subito.

Il viaggio, anche interiore, che compie Telkar fornisce al lettore la possibilità, non solo di legarsi al personaggio e di empatizzare con esso, ma anche di riflettere su temi importanti quali l'accettazione di sé stessi e del diverso.
Sono temi tipici della letteratura fantasy e quindi anche della precedente produzione di Licia, ma credo che renderli al meglio e far sì che passasse il giusto messaggio, visto il poco spazio a disposizione, non sia stata impresa facile.

Personalmente, ho trovato questo romanzo un'ottima lettura, non solo perché è un libro di Licia e quindi sono di parte.
Mi ha catturato fin dalle prime pagine, ho apprezzato i personaggi, le ambientazioni, lo svolgimento della trama e mi ha dato anche diversi spunti di riflessione.
Senza dubbio lo consiglio a chi ama il fantasy, a chi è fan di Licia Troisi, ma anche a chi vuole approcciasi al genere e/o alla produzione di questa autrice.
Credo che non ne resterete delusi!

Il mio voto è:
✰✰✰✰✰
5/5

Alla prossima!


Silvia

giovedì 27 luglio 2017

#43 Cosa penso di:L'orologiaio di Filigreen Street | recensione |

Sesta lettura del mese!
Questo libro ha la copertina che si illumina al buio! Potevo non comprarlo?!
In realtà ne hanno anche parlato molto bene, l'ho preso anche per quello...


L'orologiaio di Filigreen Street
di Natasha Pulley.

Editore: Bompiani
Pagine: 384
Prezzo: 19,00€ (ebook 9,99€)

Trama:

Londra, 1883. Thaniel Steepleton, giovane, modesto telegrafista al ministero dell'Interno, una sera trova un dono anonimo sul cuscino del suo letto: un orologio d'oro. E proprio l'orologio, strillando, a salvarlo dall'esplosione di un ordigno che devasta un pub. Thaniel si trasforma in investigatore antiterrorismo e rintraccia l'artigiano che ha creato il prodigioso manufatto: si chiama Keita Mori, viene dal Giappone e nel suo laboratorio in una stradina di vecchie case a Knightsbridge prendono vita straordinari esseri meccanici, prodigi luminosi, uccelli di bronzo, un polpo rubacalzini. L'incontro con Mori - e quello con Grace Carrow, brillante studentessa di fisica che cerca di combattere i pregiudizi per diventare scienziata e scoprire la verità sull'etere luminifero - cambierà la vita di Thaniel. Tre personaggi che non sono mai quello che sembrano, un passato - e un futuro - che uniscono in modo singolare l'Inghilterra all'estremo Oriente, una miscela specialissima di storia e magia per un romanzo d'esordio che sfugge alle etichette e chiede al lettore di stare al gioco senza riserve.



Vi anticipo, molto brevemente, che ho avuto più di qualche perplessità su questo libro.
Mi è piaciuto, è sicuramente diverso da quello che leggo solitamente, la storia è particolare, ma mi restano in ogni caso dei dubbi di cui vi parlerò meglio tra poco.


L'orologiaio di Filigree Street è la storia di Thaniel Steepleton, telegrafista del ministero dell'Interno che, una sera, di ritorno dal suo turno di lavoro, trova sul suo letto un orologio.
All'inizio, sembra non avere nulla di particolare, finché uno strillo proveniente proprio dall'orologio non salva la vita a Thaniel che scampa allo scoppio di una bomba. Da quel momento la vita del giovane telegrafista cambia radicalmente.
Thaniel conoscerà Keita Mori, un orologiaio giapponese che nasconde un passato da nobile, e che ha creato l'orologio che il giovane ha trovato in camera sua.
La polizia pensa che sia Mori il creatore delle bombe che un gruppo di Irlandesi sta facendo esplodere in giro per la città e a Thaniel viene chiesto di indagare, anche in favore del fatto che il ragazzo sembra essere diventato amico dell'orologiaio.
Alla storia di Thaniel si alterna e poi si intreccia quella di Grace, una giovane ragazza che studia fisica all'università di Oxford e che sta conducendo strani esperimenti sull'etere.
Le storie di Mori, Thaniel e Grace sono inevitabilmente collegate tra loro...ma come?


Protagonista principale della vicenda è Nathaniel Steepleton, che però preferisce essere chiamato Thaniel, un telegrafista del ministero dell'Interno che ha un passato da pianista.
Il giovane è stato costretto a porre fine alla sua carriera musicale per poter aiutare e mantenere la sorella rimasta vedova con due figli. L'incontro con Keita Mori lo porterà, non solo ad entrare nuovamente in contatto con la musica, ma anche a scoprire la cultura giapponese e i segreti dell'orologiaio di Filigree Street.
Thaniel è un ragazzo dal carattere particolare e questo fa di lui un personaggio senza dubbio molto interessante. Nonostante l'abbia trovato ben caratterizzato e per nulla banale, non sono riuscita ad entrare completamente in sintonia con lui: a tratti è fin troppo freddo e distaccato, non saprei spiegarvi bene la sensazione che ho avuto se non così.
Per quanto riguarda il signor Mori, l'orologiaio di Filigree Street, non posso che definirlo allo stesso modo: particolare ed interessante. Non sono entrata completamente in sintonia nemmeno con lui, ma devo dire che mi ha affascinato fin dal principio, soprattutto per la sua particolare capacità. Che poi è uno degli ingranaggi fondamentali dell'intera storia.
Sempre a proposito di protagonisti, e poi passiamo oltre, vorrei parlarvi di Grace, il personaggio che più mi ha lasciato perplessa in tutto il libro. Non sono certa di poter dire che mi stia simpatica, come non posso nemmeno dire che mi stia totalmente antipatica. A tratti l'ho trovata interessante, altre volte invece mi è sembrata davvero irritante, superficiale ed egocentrica.
Mozione speciale per Katsu, il polpo meccanico che non può non ispirare simpatia!
Chi non vorrebbe un polpo meccanico come animale domestico?!

Comunque, da un punto di vista generale, i personaggi sono stati ben studiati e caratterizzati abbastanza bene. Diciamo che l'unica cosa che risulta difficile è identificarsi con uno in particolare ed entrare completamente in sintonia con loro.


L'intera storia si svolge tra Londra e Oxford della fine del 1800.
Ho trovato le ambientazione davvero molto ben rese, in linea con il periodo storico, anche tenendo conto dei particolari fantasy/steampunk (ammesso che possiamo definirli tali) che costellano l'intero romanzo.
Mi ha colpito molto il modo in cui vengono descritti i dettagli, soprattutto gli orologi di Mori e i piccoli marchingegni da lui creati.
Alcuni capitoli sono ambientati in Giappone e, una buona parte della vicenda si svolge anche nel quartiere giapponese di Londra e, anche in questi due casi ho apprezzato moltissimo le descrizioni dei luoghi, dei personaggi e dei dettagli. Da un punto di vista descrittivo la cultura orientale è stata resa davvero molto bene.

Lo stile di Natasha Pulley non mi è dispiaciuto.
Si tratta di una scrittura molto ben curata, ricca di particolari, con descrizioni davvero precise, che senza dubbio affascina il lettore e ne cattura l'attenzione anche se, l'intera narrazione, ha un ritmo decisamente lento per almeno metà del romanzo.
L'orologiaio di Filigree Strett è diviso in tre parti, all'incirca della stessa lunghezza, e a mio parere si può dire che la storia comincia ad ingranare per davvero a metà della seconda parte. A poco più di una decina di capitoli dalla fine, gli avvenimenti si susseguono molto velocemente e, seguire tutto, a volte, risulta complicato. Alcune cose non sono chiare e vengono spiegate solo alla fine del libro anche se non sempre in maniera esauriente.
Insomma, ci sono diversi punti che non mi hanno convinto del tutto.

Nel suo insieme il libro mi è piaciuto.
Ho apprezzato la caratterizzazione dei personaggi, le descrizioni ricche di particolari e lo stile di scrittura ben curato. La mia è stata una lettura abbastanza veloce e appassionante, ma non quanto speravo.

Si tratta comunque di un romanzo che mi sento di consigliare per la sua particolarità, anche se non è molto facile identificare il genere letterario a cui appartiene.

Facciamo che gli do un mezzo voto in più per la veste grafica, perché la copertina si merita tutto quello 0,5 credetemi! Anche perché si illumina al buio! Leggermente, ma lo fa ;)

Il mio voto è:
✰✰✰ e mezzo
3,5/5




Alla prossima!

Silvia

martedì 25 luglio 2017

#42 Cosa penso di: L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome | recensione |

Quinta lettura del mese!
Volevo tenere questo libro per ultimo, dato che ad agosto vorrei leggere il seguito, ma non ho resistito e ho anticipato la lettura.
Ne ho sentito parlare molto bene, quindi cominciamo!



L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome
di Alice Basso.

Editore: Garzanti
Pagine: 271
Prezzo: 15,00€ (ebook 8,99€)

Trama:

Dietro un ciuffo di capelli neri e vestiti altrettanto scuri, Vani nasconde un viso da ragazzina e una innata antipatia verso il resto del mondo. Eppure proprio la vita degli altri il suo pane quotidiano. Perché Vani ha un dono speciale: coglie l'essenza di una persona da piccoli indizi e riesce a pensare e reagire come avrebbe fatto lei. Un'empatia profonda e un intuito raffinato sono le sue caratteristiche. E di queste caratteristiche ha fatto il suo mestiere: Vani è una ghostwriter per un'importante casa editrice. Scrive libri per altri. L'autore le consegna la sua idea, e lei riempie le pagine delle stesse parole che lui avrebbe utilizzato. Un lavoro svolto nell'ombra. E a Vani sta bene così. Anzi, preferisce non incontrare gli scrittori per cui lavora. Fino al giorno in cui il suo editore non la obbliga a fare due chiacchiere con Riccardo, autore di successo in preda a una crisi di ispirazione. I due si capiscono al volo e tra loro nasce una sintonia inaspettata fatta di citazioni tratte da Hemingway, Fitzgerald, Steinbeck. Una sintonia che Vani non credeva più possibile con nessuno. Per questo sa di doversi proteggere, perché, dopo aver creato insieme un libro che diventa un fenomeno editoriale senza paragoni, Riccardo sembra essersi dimenticato di lei. E quando il destino fa incrociare di nuovo le loro strade, Vani scopre che le relazioni, come i libri, spesso nascondono retroscena insospettabili.


Non vi dico neanche da quanto tempo ho questo ebook in lista di lettura sul Kobo, se no mi disconoscete. Però, alla fine mi sono decisa a leggerlo, quindi sono stata brava, vero? Vero?

L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome è la storia di Silvana Sarca, detta Vani, e del suo lavoro decisamente particolare.
Vani, infatti, fa la ghostwriter per una casa editrice. In poche parole, il suo lavoro consiste nello scrivere i libri al posto di quegli scrittori che, o non sono in grado di farlo o non ne hanno il tempo. Vista la straordinaria capacità che ha Vani di "entrare nella testa" degli scrittori, riproducendone alla perfezione lo stile, tutti i libri che sono passati per le sue mani si rivelano un successo.
Primo tra tutti Più dritta come la corda di una chitarra, libro che le permette di conoscere Riccardo, giovane scrittore con cui entra subito in sintonia.
Aggiungeteci un libro sugli angeli che Vani proprio non vuole scrivere, un'indagine per rapimento, una vicina di casa quindicenne che sembra una sua versione in miniatura e avrete la trama perfetta.

Vi anticipo subito che questo libro mi è piaciuto da matti, così se la recensione prende strane pieghe (deliranti) sapete il perché!
In ogni caso cercherò di mantenere una parvenza di serietà, prometto.

Allora, cominciamo come sempre dai personaggi.
La protagonista principale dell'intera vicenda è Silvana "Vani" Sarca, una ghostwriter dalla spiccata capacità di immedesimazione, in grado di creare un forte legame empatico con l'autore di cui dovrà scrivere il libro.
Vani, nonostante non le piaccia l'accostamento, è una Lisbeth Salander italiana, sia per l'aspetto fisico che per l'atteggiamento. Vani è arguta, intelligente, decisa, ha un carattere forte e, grazie alla sua capacità di capire le persone, ha sempre la risposta pronta.
L'ho apprezzata fin dal principio e l'ho adorata sempre più, man mano che la narrazione proseguiva.
Uno dei migliori personaggi che io abbia trovato fino ad oggi; sicuramente tra le protagoniste femminili che preferisco, e il fatto che non sia un'eroina fantasy sconvolge un po' anche me.

Altro personaggio che mi è piaciuto molto è il commissario Berganza che si pone, come caratterizzazione, quasi al livello di Vani. Vi confesso che li vedrei molto bene insieme, sarebbero una coppia fantastica e credo che noi lettori ne potremmo vedere delle belle!

Un personaggio che non ho proprio sopportato, invece, è Riccardo!
E credetemi, non si tratta di quello che combina verso la fine del libro, la mia è stata antipatia a pelle. Diciamo che, all'inizio (facciamo i primi 3/4 capitoli ), poteva anche essere un personaggio accettabile, sospetto, ma accettabile. Più si prosegue nella narrazione però, la sua perfezione comincia a dare fastidio e a renderlo antipatico e pesante. Per lo meno questa è stata la mia impressione.

Da un punto di vista generale, in ogni caso, i personaggi sono tutti caratterizzati perfettamente, sia quelli "positivi" che quelli "negativi". Al lettore viene fornito, per ognuno di loro, un quadro preciso e dettagliato, persino per quanto riguarda i personaggi secondari.


L'intera vicenda è ambientata a Torino o nei pressi della città e, ambientazioni principali sono l'appartamento di Vani, la casa editrice e il commissariato.
Fanno la loro comparsa anche l'appartamento di Riccardo, la villa di Bianca (per cui Vani sta scrivendo un libro), il poligono e altri luoghi di secondaria importanza.
Le varie location sono rese al meglio, nonostante non se ne faccia mai una descrizione eccessivamente dettagliata. Quello che il lettore percepisce del luogo dove si svolge la scena è solo ciò che poi si rivelerà importante per la narrazione.

Vani, oltre che protagonista principale, è anche narratrice dell'intera storia. Va da sé che il libro è scritto in prima persona e che ogni cosa ci viene illustrata secondo il punto di vista della protagonista.
Questo però non disturba affatto il lettore perché Vani riesce a spiegare la situazione quasi alla stregua di un narratore esterno.
Questo particolare tipo di narrazione, sarà anche per la simpatia verso Vani, mi ha molto colpito e mi è piaciuto perché mi ha aiutato ad accettare la narrazione in prima persona che, ormai lo sapete a memoria, non rientra nei miei gusti.
Una particolarità di questo romanzo è che, a spezzare la trama, ci sono alcuni episodi del passato di Vani che, contrariamente al resto, sono narrati in terza persona, anche se il punto di vista resta quello della protagonista.
Tutto questo per dirvi che ho apprezzato tantissimo lo stile di Alice Basso.
Si tratta di una scrittura pungente e accattivante, che cattura il lettore fin dalle prime righe, rendendo la lettura scorrevole, veloce e appassionante. Persino le ampie parentesi che Vani spesso apre nel bel mezzo del discorso non rallentano la lettura ma, anzi, la rendono più interessante.

Insomma, questo libro è stata una vera rivelazione!
Mi sento di consigliarlo a tutti, perché penso potrebbe piacere anche a chi, solitamente, apprezza generi diversi.
Vi avviso già che il mese prossimo leggerò il secondo volume di questa serie e che spero di recuperare il terzo per settembre. Eh sì, mi sa che sono entrata un pochino in fissa e che potrei aver trovato una nuova autrice da inserire nella lista dei preferiti.

Il mio voto è:
✰✰✰✰✰
5/5

Alla prossima!


Silvia

venerdì 21 luglio 2017

#9 Diario di bordo: A Good Goodbye...


Si ferma per un attimo la pubblicazione canonica del blog.
Si ferma per parlare di un argomento che non ha nulla a che fare con i libri, ma che nella mia vita è altrettanto importante e fondamentale.
Si ferma per uno di quei motivi che sono così assurdi che quasi ti sembrano impossibili da concepire.


Ieri, purtroppo, se n'è andato quello che, in tutta onestà, potrei definire il mio cantante preferito.
A 41 anni, Chester Bennington, il cantante dei Linkin Park, ha deciso di porre fine alla sua vita ed è stato trovato impiccato nella sua abitazione.


Ora, io non sono brava con questo genere di cose e, lo devo proprio dire, il suicidio è una di quelle poche cose che il mio cervello fatica a comprendere appieno, quindi non vorrei scrivere un articolo commemorativo, strappalacrime o di denuncia. Non ne sarei nemmeno capace.
Vorrei solo fermarmi un attimo, chiedere i libri, lasciare perdere le recensioni, e parlarvi di un altro dei miei più grandi amori: la musica e nello specifico i Linkin Park.

La prima canzone che ho avuto modo di ascoltare è stata Papercut e, bhe, io ero abituata ai Blue (errore di gioventù, don't judge me) e ne sono rimasta folgorata completamente.
Anche se l'amore vero e proprio è nato con In the End. La fischiettavo per casa, la canticchiavo storpiando quasi tutte le parole e mi guardavo il video in estasi ogni volta che lo passavano su Mtv.

La realtà è, però, che non ero ancora totalmente consapevole di quanto i Linkin Park avrebbero influito sui miei gusti musicali futuri e quanto sarebbero diventati importanti anche a livello morale.

Non mi ricordo quando ho acquistato il CD di Hybrid Theory, ricordo solo che, poco tempo dopo mi sono presa pure Meteora e che li ascoltavo a ripetizione.
Sono arrivata a sapere praticamente tutti i testi a memoria, rap compreso. Sono stonatissima, ma vi assicuro che il rap di In the End lo faccio alla grande!
Poco dopo è arrivato anche Minutes to Midnight e, mi scoccia ammetterlo, questo è stato l'ultimo CD che ho acquistato. Gli altri album mi sono stati passati o li ascoltavo ( e li ascolto tutt'ora) su TimMusic.
Da alcuni anni, la mia idea è quella di recuperare, anche solo come "cimelio da fan" i cd che mi mancano, per poterli tenere tutti insieme. Fa davvero strano pensare che, dopo quello che è successo, forse non ci saranno altri album da recuperare...

Ma cerchiamo di non rendere tutto molto più triste di quanto già non lo sia.
Ora che vi ho raccontato come ho conosciuto i Linkin Park, lasciate che vi spieghi come sono diventata una fan (quasi) sfegatata e di come e perché questa band abbia significato così tanto per me.

Il momento esatto in cui ho cominciato ad ascoltare i LP ad ogni ora del giorno, lo ricordo abbastanza bene.
Avevo 16 anni, frequentavo il terzo anno di liceo e mi sentivo come se il peso del mondo avesse deciso di gravare solo sulle mie povere spalle.
Non era un periodo bellissimo della mia vita e, quasi per caso, mi sono ritrovata ad ascoltare Numb.
Lo so che è assurdo, ma mi sono sentita come se quella canzone parlasse di me. Mi sono sentita capita!

🎶 I'm tired of being what you want me to be
Feeling so faithless lost under the surface
Don't know what you're expecting of me
Put under the pressure of walking in your shoes 🎶


Mi sentivo esattamente così: stanca di cercare di essere ciò che gli altri si aspettavano che fossi. Tutto ciò che volevo era essere apprezzata per quello che ero, essere accettata, compresa...
Credetemi, stavo veramente male. Certo, non era un male fisico e forse proprio per questo era meno accettato e capito.
Alla fine, come forse era inevitabile, mi sono ritrovata sola.
E non vi parlo della mia famiglia, loro ci sono sempre stati, mi riferisco ad una solitudine diversa, che faccio anche fatica a spiegare.
La dura verità è che, come conseguenza, sono caduta in depressione e ho cominciato a soffrire di veri e propri attacchi di panico. Forme lievi, nulla di non superabile, ma provate a mettervi nei panni della me sedicenne che si vantava di essere una ragazzina serena e tranquilla...

Ma non siamo qui per parlare della mia vita scolastica dell'epoca.
Quello che vi voglio dire, cercando di essere breve e provando a concludere l'articolo, perché mi rendo conto che ne sta uscendo qualcosa di incomprensibile e delirante, è che i Linkin Park sono stati, dai 16 anni in poi, la colonna sonora della mia vita.
Lasciateli perdere quelli che vi dicono che se ne va una parte di infanzia perché è morto quello che cantava le canzoni di sfondo agli amv (si dice così?) di Dragon Ball.
Non voglio dire che i LP mi abbiano salvato la vita, sarebbe assurdo e anche una grandissima cavolata, voglio solo dire che sono stati una forma di appiglio e di sfogo. Mi hanno permesso di rendermi conto che non ero l'unica a sentirsi così, che non era sbagliato. Che io non ero sbagliata.
E lo so che, per alcuni di voi, ricondurre certi sentimenti a delle canzoni è un'assurdità bella e buona, ma bisogna trovarsi in certe situazioni per capirle.

E ora voi mi direte, ma i Linkin Park sono riconducibili sono a ricordi brutti?
No! Certo che no!
Potrei farvi una lista infinita di ricordi divertenti, allegri, dolci, legati a questa band.
Grazie a loro ha fatto nuove amicizie, ho avuto modo di conoscere persone fantastiche (che poi mi hanno anche deluso, ma ragazzi, è la vita), ho potuto fare regali da occhi che brillano, cantare a squarciagola in macchina sulla strada per Volterra, Rimini, Sottomarina, Lucca.

La voce di Chester ha accompagnato la mia vita nei momenti brutti e in quelli belli.
La sua voce è stata la mia colonna sonora e lo sarà anche negli anni futuri, perché lui ormai se n'è andato, ha fatto una scelta, ma la sua voce resta e, per quanto poco, è come se restasse anche lui.

E voglio dirvi anche un'ultima cosa prima di chiudere, questa volta per davvero.

Non criticate il gesto, non salite in cattedra contro il suicidio, non sentitevi traditi da quella che è stata la scelta di Chester Bennington.
La depressione non è una bella cosa, non è qualcosa che si cura con un paio di pastigliette e l'amore della famiglia.
La depressione se ne va, vi fa credere si stare bene, vi fa credere che ora sia tutto perfetto, ma resta.
Resta dentro e logora dall'interno. Rovina tutto sul più bello, porta pensieri negativi anche quando la negatività non c'è. Distrugge tutto quello che di bello si era riusciti a creare e lo fa con un soffio. Basta un niente e tutto torna ad essere una landa nera di cui non si vede la fine.
Sale il panico, l'ansia, la disperazione.
Non si è più in grado di ragionare in maniera lucida, non si ha la forza di farlo. Tutto ciò che si vuole, in quei momenti, è rannicchiarsi da qualche parte e soffrire in silenzio. Aspettare che il dolore finisca, che tutto finisca.
Non è facile uscire dalla depressione, soprattutto quando se ne ha sofferto per molti anni. Spesso, purtroppo, il gesto estremo appare l'unica soluzione E chi non sa cosa voglia dire essere depressi, non lo può capire e mai lo capirà.
Io stessa, per quanto ne abbia sofferto nel mio piccolo, fatico a dare un senso a certe scelte, ma sono scelte e come tali vanno rispettate. Forse non condivise, ma rispettate.

Ciò che è importante non dimenticare mai, è che dietro al personaggio famoso c'è sempre un essere umano. Un essere umano che ha avuto una vita difficile, problemi che noi, dall'esterno non possiamo conoscere, dispiaceri e dolori che non sono di nostra competenza.
Non ci si deve mai dimenticare che, molto spesso, è proprio chi pensiamo abbia tutto che, in realtà non ha nulla o comunque sente la mancanza di tante, troppe, cose.

Mi sento vicina alla famiglia di Chester Bennington, agli altri componenti del gruppo e agli altri fan che, come me, si sentono come se avessero perso qualcosa, una parte di sé.

E la chiudo qui.
Perdonatemi per l'articolo a tratti sconclusionato. Avevo così tanto da dire, ma anche una discreta necessità di metabolizzare l'accaduto e così ne è uscito qualcosa di...boh...poco logico forse. Mi sembrava solo giusto dedicare un pensiero ad una persona che non conoscevo ma che, indirettamente, ha fatto parecchio per migliorare una parte della mia vita.

Ciao Chester!

Silvia

giovedì 20 luglio 2017

Sono andata al cinema #8 | Spider-Man: Homecoming |

E dopo mesi e mesi di assenza (causa caldo e poca voglia di fare), oggi torno con una nuova puntata di Sono andata al cinema e vi propongo la recensione di...

♫ Spiderman, Spiderman
friendly neighborhood Spiderman.
Wealth and fame? He's ignored.
Action is his reward.
Look out! There goes the Spiderman! 


Ok, torno seria!
Dopo mesi sono tornata al cinema e sono riuscita a vedere Spider-Man Homecoming. Prima della recensione, però, vi lascio una piccola premessa.


Ormai credo di  averlo ripetuto in tutti i miei social, ma lo dico anche qui: Spider-Man è il mio supereroe preferito fin dai tempi (probabilmente) dell'asilo.
I motivi sono svariati. Primo tra tutti il fatto che Peter Parker è palesemente uno sfigato e, anche dopo essere diventato Spider-Man, la sua condizione sociale non cambia poi così tanto. Insomma, Peter è uno di noi! La Silvia giovincella ha subito sviluppato una simpatia per questo tratto del personaggio, vi sareste stupiti del contrario?
In secondo luogo, Spider-Man ha una battuta per tutti, prende in giro chiunque gli capiti a tiro ed è, se mi è permesso dirlo, un gran rompi palle. La Silvia adolescente ha preso una cotta per questo lato del personaggio, come era inevitabile.
Quindi, tutto questo bla bla bla, per chiedervi perdono fin da ora se la mia sarà una recensione delirante. Pietà!

Trama:


Il giovane Peter Parker / Spider-Man , reduce da un clamoroso debutto in Captain America: Civil War, inizia a sperimentare la sua ritrovata identità da super-eroe in Spider-Man: Homecoming. Entusiasta della sua esperienza con gli Avengers, Peter torna a casa, dove vive con la zia May , sotto l’occhio vigile del suo nuovo mentore Tony Stark. Peter cerca di tornare alla sua routine quotidiana – distratto dal pensiero di dover dimostrare di valere di più dell’amichevole Spider-Man di quartiere – ma quando appare l’Avvoltoio , tutto ciò a cui Peter tiene maggiormente viene minacciato










Spider-Man: Homecoming è un film del 2017 diretto e co-scritto da Jon Watts, prodotto da Columbia Pictures, Marvel Studios e Pascal Pictures, distribuito da Sony Pictures Releasing e basato sull'omonimo personaggio dei fumetti Marvel Comics.
Si tratta della sedicesima pellicola della Marvel Studios, nonchè del terzo reboot cinematografico dedicato al personaggio.
Interpreti principali sono Tom Holland, Michael Keaton, Jon Favreau, Zendaya, Donald Glover, Tyne Daly, Marisa Tomei e Robert Downey Jr.

Lo Spider-Man di questo reboot di certo non sarà nuovo agli amanti dei film Marvel, dato che è lo stesso che si è visto in Capitan America: Civil War.

Le vicende di questo film sono di poco successive proprio al terzo episodio di Capitan America.
Ci troviamo a New York, dove una squadra di recupero sta cercando di smaltire i resti dell'ultima battaglia degli Avengers. Quando vengono dimessi dall'incarico, alcuni di loro decidono di sottrarre alcuni componenti e cominciano a studiarne le funzioni.
Otto anni dopo, troviamo Peter Parker alle prese con la scuola, una cotta per una compagna più grande, il ruolo di amichevole Spider-Man di quartiere e l'impazienza di partecipare ad un'altra missione degli Avengers.
Una sera, nel tentativo di sventare una rapina ad un bancomat, Peter scoprirà uno strano traffico di armi aliene e cercherà di catturare chi lo controlla.
Comincia così la sua avventura!

Cosa vi posso dire di questo film?
Beh, intanto che ero partita con le aspettative più basse possibile, perché tutto volevo tranne rovinare il mio amore per Spider-Man.
Avevo paura che essendo il terzo reboot (terzo! Allora, ce la diamo una calmata?!), con conseguente terzo cambio di attore, non sarei riuscita ad apprezzare il film come se fosse la prima volta, o peggio ancora, temevo si sarebbe rivelato un flop.
Prima della visione, ho deciso di non leggere recensioni, di non ascoltare pareri e ho persino tenuto a distanza la trama, perché non volevo saperne assolutamente nulla più di quello che mi aveva fornito il traile (che ho visto solo due volte).
Insomma, per capirci, sono andata a vedere questo film a scatola chiusa...ed è stata un'ottima idea, perché mi è piaciuto!

Cominciamo con la trama.
Mi aspettavo l'ennesima storia di come Peter Parker è diventato Spider-Man.
Lo sapete no?! Tutta la storia del ragno, il costume, lo zio Ben (pace all'anima sua), Mary Jane, la vendetta e tutto il resto.
Ma in questa versione, Peter è già Spider-Man e, per fortuna, abbiamo bypassato la storia che ormai sappiamo tutti a memoria.

La trama è originale, per nulla scontata e diversa dal solito!
Non solo per l'evoluzione di Spider-Man, ma anche per quella di Avvoltoio, il supercattivo del momento.

La resa dei personaggi è forse ciò che più mi ha colpito.
A mio parere si può parlare di un ritorno alle origini, perché il Peter di questo nuovo film è un ragazzino di quindici anni esattamente come nei primi cartoni (quelli che, chi è vecchietto come me, ricorderà).
Ho trovato Tom Holland assolutamente perfetto per questo ruolo!
Ha la faccia giusta per interpretare Peter Parker e, nonostante abbia già 21 anni, conserva ancora quell'ingenuità che si ha a 15 e che calza a pennello ad un personaggio come Peter che si trova all'improvviso coinvolto in qualcosa che è, oggettivamente, più grande di lui.
Avevo il timore che, l'ennesimo cambio di attore, snaturasse l'intera storia, ma non sono rimasta per nulla delusa dall'interpretazione di Holland.

Altro personaggio che mi ha colpito è Avvoltoio, il cattivo della situazione.
Non si tratta del solito supercattivo a cui si è abituati quando si è fan della Marvel (come me), ma di un padre di famiglia che diventa cattivo per necessità.
In certe situazioni, non è nemmeno difficile trovarsi in sintonia con lui, perché è chiaro che quello che fa, lo fa per dare un futuro migliore alla figlia.
Ovviamente, comunque, resta un personaggio fortemente negativo, ma Michael Keaton l'ha interpretato in maniera ottima, rendendolo più umano e a tratti persino simpatico agli occhi dello spettatore.

Anche i personaggi secondari, come la zia May o gli amici di Peter, sono tutti ben studiati.
Ho trovato subito simpaticissimi Michelle (Zendaya) e Ned (Jacob Batalon)!
E vi confesso che, in questo film, persino Tony Stark, aka IronMan ( Robert Downey Jr) mi è piaciuto. Perché sì, lo devo ammettere, a me IronMan non piace, perdonatemi, ma in questo film si è rivelato una figura interessante nel rapporto con Peter, un mentore in grado non solo di dare consigli, ma anche di essere premuroso e paterno.

Non essendomi molto informata su questo film, non so dirvi se ci siano stati principalmente pareri negativi o positivi, nel mio piccolo mi sento semplicemente di dire che non ha nulla da invidiare al precedente reboot o alla trilogia iniziale.

Io l'ho trovata davvero un'ottima pellicola, divertente, emozionante e anche con qualche spunto di riflessione che, nonostante il rating del film, non guasta. Gli effetti speciali erano ben fatti, le scene di combattimento anche e non ho notato incongruenze di trama.


Insomma, se siete amanti di Spider-Man, andate a vederlo, sono certa che non ve ne pentirete!

 Il mio voto è:
✰✰✰✰ e mezzo
4,5/5

Alla prossima!

Silvia

mercoledì 19 luglio 2017

#41 Cosa penso di: Diario di un cinico gatto | recensione |

Quarta lettura!
Ho questo libro in tbr da diverso tempo, forse a dirittura da un anno, mi sono detta che era giunto il momento per leggerlo.
Voi che dite?


Diario di un cinico gatto
di Daniele Palmieri.

Editore: Youcanprint
Pagine: 148
Prezzo: 12,00€ (ebook 3,49€)

Trama:

La vita vista e narrata con gli occhi e la voce di un gatto; tra una scorribanda e l'altra e il racconto di un passato travagliato, nulla sfugge alla sua prosa graffiante, che mette a nudo il dominio silenzioso e incontrastato che i gatti hanno sempre avuto sul mondo.




Ammetto che, questo mese, questa era senza dubbio la lettura che mi incuriosiva di più!
Sto cercando di "smaltire", durante l'estate, tutti quei libri che ho acquistato da parecchio e che stazionano in libreria o sul Kobo già da un po'.
Questo in particolare, credo di averlo da un anno, e quindi è stato una delle prime scelte da mettere in tbr.

Diario di un cinico gatto è esattamente quello che dice il titolo: il diario di un gatto, piuttosto cinico.
Gatto (che chiameremo così perché non ci viene svelato il suo nome), ruba un quaderno e comincia a scrivere, quasi giorno per giorno, quella che è la sua vita accanto agli umani.
Racconta degli strani incontri con cani e bambini, le scorribande a discapito del povero Jo, il gatto dei vicini, e l'incontro con Jake, un gatto randagio.
Gatto ci fornisce anche qualche dettaglio della sua vita, prima di incontrare gli umani con cui vive ora e persino delle piccole rubriche culturali sui gatti in generale o su quelli neri nello specifico.


Protagonista principale della vicenda, trattandosi del suo diario, è Gatto: un gatto nero che vive con una coppia di umani e che si considera, in un certo senso, il padrone dell'intero quartiere.
Vi dirò che ho amato questo personaggio fin dalle prime righe.
Cinico, sarcastico, egocentrico, supponente...insomma: un gatto!
Se i gatti potessero parlare, facendosi capire dagli umani, credo proprio che sarebbero la fotocopia sputata di Gatto. Trovo che incarni alla perfezione quella che è la mentalità felina.
A lui si contrappone il personaggio di Jo, chiamato così da Gatto perché il suo vero nome è troppo da cane. Jo è un gatto di appartamento, che fa tutto quello che gli dicono i suoi umani e che non esce quasi mai di casa. Secondo me è un po' succube anche di Gatto che, oltre a rubargli i croccantini, gliene combina di tutti i colori.
Altro personaggio importante è Jake, il gatto di una signora anziana che si trova improvvisamente a vivere come un randagio. Inizialmente Gatto lo vede come un nemico, colui che mina la sua supremazia nel quartiere, ma poi diventeranno grandi amici.
Dopo Gatto, Jake è il mio personaggio preferito. Trovo che i due, insieme, formino una perfetta accoppiata di combina guai.

Per quanto riguarda le ambientazioni, in questo caso passano più volte in secondo piano, perché Gatto ce ne parla solo se sono fondamentali alla narrazione.
Principalmente, in ogni caso, le avventure del protagonista si svolgono tra la sua abitazione, quella di Jo e il quartiere.

Mi ha colpito molto l'idea di scrivere un libro come se fosse un gatto a farlo e ho trovato che l'autore sia stato bravissimo nella resa del personaggio.
Più si va avanti nella lettura e più ci si convince veramente che sia stato un gatto a scrivere, perché la psicologia dell'animale è resa davvero molto bene.
Quell'aria di superiorità che ogni gatto possiede (chi più chi meno) è espressa benissimo e si percepisce in tutto il romanzo, fin dalla prima riga. Nonostante questo suo caratterino, però, affezionarsi a Gatto è inevitabile.
Altrettanto inevitabile è emozionarsi una volta giunti al finale, a mio parere la parte pi toccante di tutto il libro, seconda forse ad un episodio ben specifico che non posso spoilerare.

Avrei davvero molte cose da dirvi, su questo libro e sui punti che più mi hanno colpito, ma rischierei di svelarvi troppi dettagli della trama e, visto anche quanto è breve, sarebbe un vero peccato.
Preferisco quindi fermarmi qui, così da non rovinarvi la lettura

In conclusione, ho apprezzato molto lo stile di scrittura.
La mia si è rivelata una lettura veloce, scorrevole, appassionante e a tratti anche divertente.
Spero di poter recuperare presto Il viaggio di un cinico gatto per poter passare ancora un po' di tempo in compagnia di Gatto e le sue avventure.
Consiglio questo libro, sicuramente agli amanti dei gatti, che senza dubbio lo apprezzeranno, ma anche a che ha voglia di una lettura semplice ma accattivante.
Sono molto contenta di essermi approcciata proprio ora a questo libro, perché lo trovo perfetto come lettura estiva!


Il mio voto è:
✰✰✰✰
4/5

Alla prossima!

Silvia