venerdì 21 luglio 2017

#9 Diario di bordo: A Good Goodbye...


Si ferma per un attimo la pubblicazione canonica del blog.
Si ferma per parlare di un argomento che non ha nulla a che fare con i libri, ma che nella mia vita è altrettanto importante e fondamentale.
Si ferma per uno di quei motivi che sono così assurdi che quasi ti sembrano impossibili da concepire.


Ieri, purtroppo, se n'è andato quello che, in tutta onestà, potrei definire il mio cantante preferito.
A 41 anni, Chester Bennington, il cantante dei Linkin Park, ha deciso di porre fine alla sua vita ed è stato trovato impiccato nella sua abitazione.


Ora, io non sono brava con questo genere di cose e, lo devo proprio dire, il suicidio è una di quelle poche cose che il mio cervello fatica a comprendere appieno, quindi non vorrei scrivere un articolo commemorativo, strappalacrime o di denuncia. Non ne sarei nemmeno capace.
Vorrei solo fermarmi un attimo, chiedere i libri, lasciare perdere le recensioni, e parlarvi di un altro dei miei più grandi amori: la musica e nello specifico i Linkin Park.

La prima canzone che ho avuto modo di ascoltare è stata Papercut e, bhe, io ero abituata ai Blue (errore di gioventù, don't judge me) e ne sono rimasta folgorata completamente.
Anche se l'amore vero e proprio è nato con In the End. La fischiettavo per casa, la canticchiavo storpiando quasi tutte le parole e mi guardavo il video in estasi ogni volta che lo passavano su Mtv.

La realtà è, però, che non ero ancora totalmente consapevole di quanto i Linkin Park avrebbero influito sui miei gusti musicali futuri e quanto sarebbero diventati importanti anche a livello morale.

Non mi ricordo quando ho acquistato il CD di Hybrid Theory, ricordo solo che, poco tempo dopo mi sono presa pure Meteora e che li ascoltavo a ripetizione.
Sono arrivata a sapere praticamente tutti i testi a memoria, rap compreso. Sono stonatissima, ma vi assicuro che il rap di In the End lo faccio alla grande!
Poco dopo è arrivato anche Minutes to Midnight e, mi scoccia ammetterlo, questo è stato l'ultimo CD che ho acquistato. Gli altri album mi sono stati passati o li ascoltavo ( e li ascolto tutt'ora) su TimMusic.
Da alcuni anni, la mia idea è quella di recuperare, anche solo come "cimelio da fan" i cd che mi mancano, per poterli tenere tutti insieme. Fa davvero strano pensare che, dopo quello che è successo, forse non ci saranno altri album da recuperare...

Ma cerchiamo di non rendere tutto molto più triste di quanto già non lo sia.
Ora che vi ho raccontato come ho conosciuto i Linkin Park, lasciate che vi spieghi come sono diventata una fan (quasi) sfegatata e di come e perché questa band abbia significato così tanto per me.

Il momento esatto in cui ho cominciato ad ascoltare i LP ad ogni ora del giorno, lo ricordo abbastanza bene.
Avevo 16 anni, frequentavo il terzo anno di liceo e mi sentivo come se il peso del mondo avesse deciso di gravare solo sulle mie povere spalle.
Non era un periodo bellissimo della mia vita e, quasi per caso, mi sono ritrovata ad ascoltare Numb.
Lo so che è assurdo, ma mi sono sentita come se quella canzone parlasse di me. Mi sono sentita capita!

🎶 I'm tired of being what you want me to be
Feeling so faithless lost under the surface
Don't know what you're expecting of me
Put under the pressure of walking in your shoes 🎶


Mi sentivo esattamente così: stanca di cercare di essere ciò che gli altri si aspettavano che fossi. Tutto ciò che volevo era essere apprezzata per quello che ero, essere accettata, compresa...
Credetemi, stavo veramente male. Certo, non era un male fisico e forse proprio per questo era meno accettato e capito.
Alla fine, come forse era inevitabile, mi sono ritrovata sola.
E non vi parlo della mia famiglia, loro ci sono sempre stati, mi riferisco ad una solitudine diversa, che faccio anche fatica a spiegare.
La dura verità è che, come conseguenza, sono caduta in depressione e ho cominciato a soffrire di veri e propri attacchi di panico. Forme lievi, nulla di non superabile, ma provate a mettervi nei panni della me sedicenne che si vantava di essere una ragazzina serena e tranquilla...

Ma non siamo qui per parlare della mia vita scolastica dell'epoca.
Quello che vi voglio dire, cercando di essere breve e provando a concludere l'articolo, perché mi rendo conto che ne sta uscendo qualcosa di incomprensibile e delirante, è che i Linkin Park sono stati, dai 16 anni in poi, la colonna sonora della mia vita.
Lasciateli perdere quelli che vi dicono che se ne va una parte di infanzia perché è morto quello che cantava le canzoni di sfondo agli amv (si dice così?) di Dragon Ball.
Non voglio dire che i LP mi abbiano salvato la vita, sarebbe assurdo e anche una grandissima cavolata, voglio solo dire che sono stati una forma di appiglio e di sfogo. Mi hanno permesso di rendermi conto che non ero l'unica a sentirsi così, che non era sbagliato. Che io non ero sbagliata.
E lo so che, per alcuni di voi, ricondurre certi sentimenti a delle canzoni è un'assurdità bella e buona, ma bisogna trovarsi in certe situazioni per capirle.

E ora voi mi direte, ma i Linkin Park sono riconducibili sono a ricordi brutti?
No! Certo che no!
Potrei farvi una lista infinita di ricordi divertenti, allegri, dolci, legati a questa band.
Grazie a loro ha fatto nuove amicizie, ho avuto modo di conoscere persone fantastiche (che poi mi hanno anche deluso, ma ragazzi, è la vita), ho potuto fare regali da occhi che brillano, cantare a squarciagola in macchina sulla strada per Volterra, Rimini, Sottomarina, Lucca.

La voce di Chester ha accompagnato la mia vita nei momenti brutti e in quelli belli.
La sua voce è stata la mia colonna sonora e lo sarà anche negli anni futuri, perché lui ormai se n'è andato, ha fatto una scelta, ma la sua voce resta e, per quanto poco, è come se restasse anche lui.

E voglio dirvi anche un'ultima cosa prima di chiudere, questa volta per davvero.

Non criticate il gesto, non salite in cattedra contro il suicidio, non sentitevi traditi da quella che è stata la scelta di Chester Bennington.
La depressione non è una bella cosa, non è qualcosa che si cura con un paio di pastigliette e l'amore della famiglia.
La depressione se ne va, vi fa credere si stare bene, vi fa credere che ora sia tutto perfetto, ma resta.
Resta dentro e logora dall'interno. Rovina tutto sul più bello, porta pensieri negativi anche quando la negatività non c'è. Distrugge tutto quello che di bello si era riusciti a creare e lo fa con un soffio. Basta un niente e tutto torna ad essere una landa nera di cui non si vede la fine.
Sale il panico, l'ansia, la disperazione.
Non si è più in grado di ragionare in maniera lucida, non si ha la forza di farlo. Tutto ciò che si vuole, in quei momenti, è rannicchiarsi da qualche parte e soffrire in silenzio. Aspettare che il dolore finisca, che tutto finisca.
Non è facile uscire dalla depressione, soprattutto quando se ne ha sofferto per molti anni. Spesso, purtroppo, il gesto estremo appare l'unica soluzione E chi non sa cosa voglia dire essere depressi, non lo può capire e mai lo capirà.
Io stessa, per quanto ne abbia sofferto nel mio piccolo, fatico a dare un senso a certe scelte, ma sono scelte e come tali vanno rispettate. Forse non condivise, ma rispettate.

Ciò che è importante non dimenticare mai, è che dietro al personaggio famoso c'è sempre un essere umano. Un essere umano che ha avuto una vita difficile, problemi che noi, dall'esterno non possiamo conoscere, dispiaceri e dolori che non sono di nostra competenza.
Non ci si deve mai dimenticare che, molto spesso, è proprio chi pensiamo abbia tutto che, in realtà non ha nulla o comunque sente la mancanza di tante, troppe, cose.

Mi sento vicina alla famiglia di Chester Bennington, agli altri componenti del gruppo e agli altri fan che, come me, si sentono come se avessero perso qualcosa, una parte di sé.

E la chiudo qui.
Perdonatemi per l'articolo a tratti sconclusionato. Avevo così tanto da dire, ma anche una discreta necessità di metabolizzare l'accaduto e così ne è uscito qualcosa di...boh...poco logico forse. Mi sembrava solo giusto dedicare un pensiero ad una persona che non conoscevo ma che, indirettamente, ha fatto parecchio per migliorare una parte della mia vita.

Ciao Chester!

Silvia

giovedì 20 luglio 2017

Sono andata al cinema #8 | Spider-Man: Homecoming |

E dopo mesi e mesi di assenza (causa caldo e poca voglia di fare), oggi torno con una nuova puntata di Sono andata al cinema e vi propongo la recensione di...

♫ Spiderman, Spiderman
friendly neighborhood Spiderman.
Wealth and fame? He's ignored.
Action is his reward.
Look out! There goes the Spiderman! 


Ok, torno seria!
Dopo mesi sono tornata al cinema e sono riuscita a vedere Spider-Man Homecoming. Prima della recensione, però, vi lascio una piccola premessa.


Ormai credo di  averlo ripetuto in tutti i miei social, ma lo dico anche qui: Spider-Man è il mio supereroe preferito fin dai tempi (probabilmente) dell'asilo.
I motivi sono svariati. Primo tra tutti il fatto che Peter Parker è palesemente uno sfigato e, anche dopo essere diventato Spider-Man, la sua condizione sociale non cambia poi così tanto. Insomma, Peter è uno di noi! La Silvia giovincella ha subito sviluppato una simpatia per questo tratto del personaggio, vi sareste stupiti del contrario?
In secondo luogo, Spider-Man ha una battuta per tutti, prende in giro chiunque gli capiti a tiro ed è, se mi è permesso dirlo, un gran rompi palle. La Silvia adolescente ha preso una cotta per questo lato del personaggio, come era inevitabile.
Quindi, tutto questo bla bla bla, per chiedervi perdono fin da ora se la mia sarà una recensione delirante. Pietà!

Trama:


Il giovane Peter Parker / Spider-Man , reduce da un clamoroso debutto in Captain America: Civil War, inizia a sperimentare la sua ritrovata identità da super-eroe in Spider-Man: Homecoming. Entusiasta della sua esperienza con gli Avengers, Peter torna a casa, dove vive con la zia May , sotto l’occhio vigile del suo nuovo mentore Tony Stark. Peter cerca di tornare alla sua routine quotidiana – distratto dal pensiero di dover dimostrare di valere di più dell’amichevole Spider-Man di quartiere – ma quando appare l’Avvoltoio , tutto ciò a cui Peter tiene maggiormente viene minacciato










Spider-Man: Homecoming è un film del 2017 diretto e co-scritto da Jon Watts, prodotto da Columbia Pictures, Marvel Studios e Pascal Pictures, distribuito da Sony Pictures Releasing e basato sull'omonimo personaggio dei fumetti Marvel Comics.
Si tratta della sedicesima pellicola della Marvel Studios, nonchè del terzo reboot cinematografico dedicato al personaggio.
Interpreti principali sono Tom Holland, Michael Keaton, Jon Favreau, Zendaya, Donald Glover, Tyne Daly, Marisa Tomei e Robert Downey Jr.

Lo Spider-Man di questo reboot di certo non sarà nuovo agli amanti dei film Marvel, dato che è lo stesso che si è visto in Capitan America: Civil War.

Le vicende di questo film sono di poco successive proprio al terzo episodio di Capitan America.
Ci troviamo a New York, dove una squadra di recupero sta cercando di smaltire i resti dell'ultima battaglia degli Avengers. Quando vengono dimessi dall'incarico, alcuni di loro decidono di sottrarre alcuni componenti e cominciano a studiarne le funzioni.
Otto anni dopo, troviamo Peter Parker alle prese con la scuola, una cotta per una compagna più grande, il ruolo di amichevole Spider-Man di quartiere e l'impazienza di partecipare ad un'altra missione degli Avengers.
Una sera, nel tentativo di sventare una rapina ad un bancomat, Peter scoprirà uno strano traffico di armi aliene e cercherà di catturare chi lo controlla.
Comincia così la sua avventura!

Cosa vi posso dire di questo film?
Beh, intanto che ero partita con le aspettative più basse possibile, perché tutto volevo tranne rovinare il mio amore per Spider-Man.
Avevo paura che essendo il terzo reboot (terzo! Allora, ce la diamo una calmata?!), con conseguente terzo cambio di attore, non sarei riuscita ad apprezzare il film come se fosse la prima volta, o peggio ancora, temevo si sarebbe rivelato un flop.
Prima della visione, ho deciso di non leggere recensioni, di non ascoltare pareri e ho persino tenuto a distanza la trama, perché non volevo saperne assolutamente nulla più di quello che mi aveva fornito il traile (che ho visto solo due volte).
Insomma, per capirci, sono andata a vedere questo film a scatola chiusa...ed è stata un'ottima idea, perché mi è piaciuto!

Cominciamo con la trama.
Mi aspettavo l'ennesima storia di come Peter Parker è diventato Spider-Man.
Lo sapete no?! Tutta la storia del ragno, il costume, lo zio Ben (pace all'anima sua), Mary Jane, la vendetta e tutto il resto.
Ma in questa versione, Peter è già Spider-Man e, per fortuna, abbiamo bypassato la storia che ormai sappiamo tutti a memoria.

La trama è originale, per nulla scontata e diversa dal solito!
Non solo per l'evoluzione di Spider-Man, ma anche per quella di Avvoltoio, il supercattivo del momento.

La resa dei personaggi è forse ciò che più mi ha colpito.
A mio parere si può parlare di un ritorno alle origini, perché il Peter di questo nuovo film è un ragazzino di quindici anni esattamente come nei primi cartoni (quelli che, chi è vecchietto come me, ricorderà).
Ho trovato Tom Holland assolutamente perfetto per questo ruolo!
Ha la faccia giusta per interpretare Peter Parker e, nonostante abbia già 21 anni, conserva ancora quell'ingenuità che si ha a 15 e che calza a pennello ad un personaggio come Peter che si trova all'improvviso coinvolto in qualcosa che è, oggettivamente, più grande di lui.
Avevo il timore che, l'ennesimo cambio di attore, snaturasse l'intera storia, ma non sono rimasta per nulla delusa dall'interpretazione di Holland.

Altro personaggio che mi ha colpito è Avvoltoio, il cattivo della situazione.
Non si tratta del solito supercattivo a cui si è abituati quando si è fan della Marvel (come me), ma di un padre di famiglia che diventa cattivo per necessità.
In certe situazioni, non è nemmeno difficile trovarsi in sintonia con lui, perché è chiaro che quello che fa, lo fa per dare un futuro migliore alla figlia.
Ovviamente, comunque, resta un personaggio fortemente negativo, ma Michael Keaton l'ha interpretato in maniera ottima, rendendolo più umano e a tratti persino simpatico agli occhi dello spettatore.

Anche i personaggi secondari, come la zia May o gli amici di Peter, sono tutti ben studiati.
Ho trovato subito simpaticissimi Michelle (Zendaya) e Ned (Jacob Batalon)!
E vi confesso che, in questo film, persino Tony Stark, aka IronMan ( Robert Downey Jr) mi è piaciuto. Perché sì, lo devo ammettere, a me IronMan non piace, perdonatemi, ma in questo film si è rivelato una figura interessante nel rapporto con Peter, un mentore in grado non solo di dare consigli, ma anche di essere premuroso e paterno.

Non essendomi molto informata su questo film, non so dirvi se ci siano stati principalmente pareri negativi o positivi, nel mio piccolo mi sento semplicemente di dire che non ha nulla da invidiare al precedente reboot o alla trilogia iniziale.

Io l'ho trovata davvero un'ottima pellicola, divertente, emozionante e anche con qualche spunto di riflessione che, nonostante il rating del film, non guasta. Gli effetti speciali erano ben fatti, le scene di combattimento anche e non ho notato incongruenze di trama.


Insomma, se siete amanti di Spider-Man, andate a vederlo, sono certa che non ve ne pentirete!

 Il mio voto è:
✰✰✰✰ e mezzo
4,5/5

Alla prossima!

Silvia

mercoledì 19 luglio 2017

#41 Cosa penso di: Diario di un cinico gatto | recensione |

Quarta lettura!
Ho questo libro in tbr da diverso tempo, forse a dirittura da un anno, mi sono detta che era giunto il momento per leggerlo.
Voi che dite?


Diario di un cinico gatto
di Daniele Palmieri.

Editore: Youcanprint
Pagine: 148
Prezzo: 12,00€ (ebook 3,49€)

Trama:

La vita vista e narrata con gli occhi e la voce di un gatto; tra una scorribanda e l'altra e il racconto di un passato travagliato, nulla sfugge alla sua prosa graffiante, che mette a nudo il dominio silenzioso e incontrastato che i gatti hanno sempre avuto sul mondo.




Ammetto che, questo mese, questa era senza dubbio la lettura che mi incuriosiva di più!
Sto cercando di "smaltire", durante l'estate, tutti quei libri che ho acquistato da parecchio e che stazionano in libreria o sul Kobo già da un po'.
Questo in particolare, credo di averlo da un anno, e quindi è stato una delle prime scelte da mettere in tbr.

Diario di un cinico gatto è esattamente quello che dice il titolo: il diario di un gatto, piuttosto cinico.
Gatto (che chiameremo così perché non ci viene svelato il suo nome), ruba un quaderno e comincia a scrivere, quasi giorno per giorno, quella che è la sua vita accanto agli umani.
Racconta degli strani incontri con cani e bambini, le scorribande a discapito del povero Jo, il gatto dei vicini, e l'incontro con Jake, un gatto randagio.
Gatto ci fornisce anche qualche dettaglio della sua vita, prima di incontrare gli umani con cui vive ora e persino delle piccole rubriche culturali sui gatti in generale o su quelli neri nello specifico.


Protagonista principale della vicenda, trattandosi del suo diario, è Gatto: un gatto nero che vive con una coppia di umani e che si considera, in un certo senso, il padrone dell'intero quartiere.
Vi dirò che ho amato questo personaggio fin dalle prime righe.
Cinico, sarcastico, egocentrico, supponente...insomma: un gatto!
Se i gatti potessero parlare, facendosi capire dagli umani, credo proprio che sarebbero la fotocopia sputata di Gatto. Trovo che incarni alla perfezione quella che è la mentalità felina.
A lui si contrappone il personaggio di Jo, chiamato così da Gatto perché il suo vero nome è troppo da cane. Jo è un gatto di appartamento, che fa tutto quello che gli dicono i suoi umani e che non esce quasi mai di casa. Secondo me è un po' succube anche di Gatto che, oltre a rubargli i croccantini, gliene combina di tutti i colori.
Altro personaggio importante è Jake, il gatto di una signora anziana che si trova improvvisamente a vivere come un randagio. Inizialmente Gatto lo vede come un nemico, colui che mina la sua supremazia nel quartiere, ma poi diventeranno grandi amici.
Dopo Gatto, Jake è il mio personaggio preferito. Trovo che i due, insieme, formino una perfetta accoppiata di combina guai.

Per quanto riguarda le ambientazioni, in questo caso passano più volte in secondo piano, perché Gatto ce ne parla solo se sono fondamentali alla narrazione.
Principalmente, in ogni caso, le avventure del protagonista si svolgono tra la sua abitazione, quella di Jo e il quartiere.

Mi ha colpito molto l'idea di scrivere un libro come se fosse un gatto a farlo e ho trovato che l'autore sia stato bravissimo nella resa del personaggio.
Più si va avanti nella lettura e più ci si convince veramente che sia stato un gatto a scrivere, perché la psicologia dell'animale è resa davvero molto bene.
Quell'aria di superiorità che ogni gatto possiede (chi più chi meno) è espressa benissimo e si percepisce in tutto il romanzo, fin dalla prima riga. Nonostante questo suo caratterino, però, affezionarsi a Gatto è inevitabile.
Altrettanto inevitabile è emozionarsi una volta giunti al finale, a mio parere la parte pi toccante di tutto il libro, seconda forse ad un episodio ben specifico che non posso spoilerare.

Avrei davvero molte cose da dirvi, su questo libro e sui punti che più mi hanno colpito, ma rischierei di svelarvi troppi dettagli della trama e, visto anche quanto è breve, sarebbe un vero peccato.
Preferisco quindi fermarmi qui, così da non rovinarvi la lettura

In conclusione, ho apprezzato molto lo stile di scrittura.
La mia si è rivelata una lettura veloce, scorrevole, appassionante e a tratti anche divertente.
Spero di poter recuperare presto Il viaggio di un cinico gatto per poter passare ancora un po' di tempo in compagnia di Gatto e le sue avventure.
Consiglio questo libro, sicuramente agli amanti dei gatti, che senza dubbio lo apprezzeranno, ma anche a che ha voglia di una lettura semplice ma accattivante.
Sono molto contenta di essermi approcciata proprio ora a questo libro, perché lo trovo perfetto come lettura estiva!


Il mio voto è:
✰✰✰✰
4/5

Alla prossima!

Silvia

martedì 18 luglio 2017

#40 Cosa penso di: L'esercito dei 14 bambini | recensione |

Terza lettura pronta per voi!
Ho comprato questo libro quasi a scatola chiusa, cosa che non sarebbe mai da fare, ma io l'ho preso in ebook a 0,99€ quindi ok!
Ma andiamo alla recensione.


L'esercito dei 14 bambini
di Emmy Laybourne.

Editore: Newton Compton Editore
Pagine: 309
Prezzo: 9,90€ (ebook 4,99€)

Trama:

Quattordici studenti di diverse età sono rimasti intrappolati all'interno di un gigantesco supermercato a Monument, in Colorado. Lì dentro c'è tutto ciò di cui potrebbero aver bisogno: cibo di ogni genere, vestiti, videogiochi e libri, farmaci e ogni tipo di bevanda alcolica... e senza la supervisione di un adulto possono fare quello che vogliono. Potrebbe anche essere divertente. Purtroppo la verità è che fuori da lì il genere umano sta scomparendo a causa di catastrofi naturali e della dispersione di sostanze chimiche nell'atmosfera che, a seconda del gruppo sanguigno, possono provocare nelle persone disturbi paranoidi, accessi di violenza o addirittura la morte. I bambini devono rimanere all'interno, costretti ad attrezzarsi per la sopravvivenza, senza sapere se potranno mai uscire. Nonostante la giovane età, saranno in grado di cavarsela e guadagnarsi un futuro?



Non so se vi ho mai confessato il mio strano rapporto con il genere distopico.
Ad ogni modo, dovete sapere che con questo genere ho un rapporto di amore/odio che Catullo spostati!
Rientro in quella categoria di persone che non hanno apprezzato tantissimo Hunger Games, quindi capirete da voi che, quando ho letto quel "Hunger Games ha trovato il suo erede" sulla copertina, ho avuto qualche perplessità. In realtà L'esercito dei 14 bambini con Hunger Games non ha poi così tanto in comune, si potrebbe dire quasi nulla.


L'esercito dei 14 bambini (che come traduzione del titolo lascia un po' a desiderare), racconta la storia di un gruppo di ragazzini che, all'improvviso, si trova confinato dentro un supermercato, mentre all'esterno imperversano i peggiori cataclismi.
Rimasti soli, senza adulti, i ragazzi dovranno imparare non solo a cavarsela da soli, ma anche a convivere tra loro. I più grandi dovranno prendersi cura dei più piccoli, creando una piccola comunità che si sostenta grazie a ciò che il supermercato fornisce e alle conoscenze di ognuno.
Le difficoltà non sono date solo dalla solitudine e dalla giovane età, ma anche dalla mancanza di rete internet che impedisce le comunicazioni e da alcuni strani virus che si sono propagati nell'aria che agiscono in base al gruppo sanguigno.
Riusciranno a sopravvivere e a trovare il modo di tornare dai propri familiari, ammesso che siano ancora vivi?


Anche se all'inizio non sembra, questo libro è decisamente un distopico; direi un distopico/ young adult e con neanche un minimo accenno di fantasy.
Ci troviamo in un ipotetico 2024, a Monument, in Colorado, in cui tutti i computer, tablet, tv e cellulari sono stati sostituiti da apparecchi multifunzione che prendono il nome di bigtab e minitab. I libri cartacei sono molto rari, come è rara che si scriva a mano con carta e penna.
Se si pensa che, questo ipotetico futuro non  poi così lontano (mancherebbero poco più di 6 anni ), la storia si fa sicuramente più interessante.

Ma andiamo con ordine!
L'intera vicenda ci viene narrata da Dean, uno dei ragazzi che si trova coinvolto nell'incidente dello scuolabus e poi imprigionato nel supermercato.
Dean frequenta il penultimo anno di liceo ed è il classico nerd un po' sfigato che viene bullizzato dai compagni più grandi e più cool di lui.
Il sogno di Dean è fare lo scrittore, per questo decide di raccontare su un quaderno tutto quello che succede nei pochi giorni che lui e i suoi compagni saranno costretti ad occupare il supermercato.

Tutti gli altri personaggi ci vengono quindi presentato attraverso i suoi occhi. Inizialmente abbiamo un quadro del tutto soggettivo di chi lo circonda, quindi la ragazza di cui Dean è innamorato, Astrid, ci verrà descritta come la perfezione incarnata; Jake e Brayden, i ragazzi che più spesso si prendono gioco di lui, anche noi non potremo evitare di vederli come dei bulletti prepotenti e, per concludere, Niko, quello che più sembra portato alla sopravvivenza, ci viene dipinto quasi come un eroe.
Già dopo i primi capitoli, però, lo sguardo di Dean si fa più oggettivo e i vari personaggi acquisiscono una migliore caratterizzazione. Ne vediamo, in ogni caso, non solo i lati positivi, ma anche quelli negativi.
Lo stesso vale per i protagonisti più piccoli: ogni bambino, infatti, è facilmente identificabile da un particolare atteggiamento. Abbiamo Batiste che si comporta come un predicatore in miniatura, Max che racconta storie di vita vissuta come il più consumato degli adulti e così via.
Oltre a Dean, con cui è inevitabile entrare in sintonia, mi ha molto colpito il personaggio di Josie che, a causa di un brutto trauma, inizialmente passa del tutto inosservata, ma che poi si rivela essere fondamentale alla sopravvivenza e all'unione del gruppo.

L'ambientazione principale è il gigantesco supermercato di Greenway, dove i ragazzi si trovano costretti a ripararsi. Le varie sezioni ci vengono descritte in maniera accurata, al punto che sembra quasi di trovarsi a vagare tra le corsie e gli scaffali.
Nonostante l'ambientazione sia importante per lo svolgersi della vicenda, ciò che più viene messo in evidenza, non sono i luoghi nello specifico, ma l'utilizzo che i ragazzi ne fanno. Ci viene ben presentato come, nonostante la giovane età, siano tutti in grado di badare a sé stessi e agli altri. Insomma, anche in questo caso (come è giusto che sia) sono i sentimenti e l'azione a farla da padrona.

Ciò che, però, mi ha lasciata un po' perplessa è lo stile di scrittura dell'autrice.
Non si tratta di un libro scritto male, perché la mia è stata una lettura molto veloce e appassionante. Quello che manca, a tratti, è la scorrevolezza.
Mi spiego meglio.
Trattandosi di una specie di diario di bordo/diario personale di Dean, lo stile è quello di un ragazzino di sedici/diciassette anni abituato a scrivere più per sé stesso che per gli altri.
Io sono certa che lo scopo dell'autrice fosse proprio di dare questa idea al lettore, per permettergli di immedesimarsi ancora di più nella trama, e devo dire che l'espediente è ottimo!
Purtroppo, però, questo toglie anche scorrevolezza alla lettura, che spesso risulta lenta e frammentaria.
Insomma, ci vuole un po' per entrare nell'ottica di questo particolare stile.

Non mi voglio soffermare sugli errori di editing, alcuni decisamente evitabili, perché preferisco giudicare il libro per la sua trama e non per la traduzione. Ammetto che un pochettino hanno influito sul mio voto finale, ma neanche così tanto...

In definitiva, L'esercito dei 14 bambini è stata una buona lettura, diversa dal solito e dai distopici in stile fantasy a cui ero abituata. L'intera vicenda mi ha appassionato fino all'ultimo e il finale mi ha lasciato di stucco e con la voglia di leggere subito il secondo volume.
La trama, almeno per questo primo volume, non è eccessivamente complicata, ma non per questo la si può definire meno accattivante di altre.
Mi sento di consigliare questo libro a chi ama le distopie, ma anche a chi non apprezza molto il genere, perché non credo che ne resterà deluso.
Nonostante tutto, il mio voto non può essere pieno, per i motivi che vi ho illustrato qui sopra e perché non voglio farmi illusioni sul proseguo della saga.


Il mio voto è:
✰✰✰ e mezzo
3,5/5

Alla prossima!

Silvia

sabato 15 luglio 2017

#39 Cosa penso di: Il risveglio di Samael | recensione |

Seconda lettura di luglio!
Con questo libro partecipo alla sfida di lettura di LSP - Le Parole segrete. Il tema di luglio era: un libro non ancora letto di un autore che ami.
E siccome io sono sempre indietro con i libri di Licia Troisi, ho pensato fosse il caso di recuperare.


Il risveglio di Samael (Pandora 2)
di Licia Troisi.

Editore: Mondadori
Pagine: 381
Prezzo: 13,00€ (ebook 4,99€)

Trama:

Mashbir, il primo dei sei Angeli della Morte liberati da Pandora, è stato rinchiuso nell'antico scrigno egizio in cui da secoli era confinato. Ma altri cinque demoni si aggirano per le strade di Roma, sotto sembianze umane. La loro identità è avvolta nel mistero, tranne quella di Samael, il più oscuro e potente, che si è impossessato di un ragazzo su cui nessuno avrebbe mai scommesso, ma che dimostrerà cuore e coraggio. Pandora può contare solo su di lui, l'alleato che da un istante all'altro potrebbe trasformarsi in un demone, per trovare le creature maligne e restituirle alla loro dimensione. E mentre le ricerche sembrano a un punto morto, alcuni bambini cominciano misteriosamente a sparire. I loro occhi sono rossi come braci e una musica ammaliante guida i loro passi verso il nascondiglio di Mashhit, il demone che si nutre delle loro anime innocenti.



Ho letto moltissime critiche riferite a questa serie, vorrei non dire nulla, perché mi rendo conto che è questione di gusti ma...
Ho letto che questa serie è stata definita noiosa e scritta male. Ora, io non dovrei parlare, perché Licia è la mia autrice italiana preferita, ma voglio lo stesso dire qualcosa.
Posso capire che non si può piacere a tutti e che ognuno ha i suoi gusti, ma non capisco perché se Licia Troisi non vi piace, vi ostinate a comprare i libri per poi criticarli. Non sarebbe più semplice leggere altro, e tanti saluti?
In quanto al noiosa, beh, voi l'avete letto il finale? Perché quello si chiama colpo di scena!
Bene, ora torno alla recensione quella vera, perdonatemi il momento da fan.

Il risveglio di Samael è il secondo volume della saga di Pandora.
In questo libro troviamo Pam, ancora invisibile e con i poteri di Apriporta, e Sam, che porta dentro di sé lo spirito di Samael, alle prese con la cattura degli Angeli della Morte.
Le ricerche sembrano non avere successo, finché delle strane sparizioni di bambini non attirano l'attenzione del gruppo. Potrebbe trattarsi di Mashhit, l'Angelo che si impossessa dei bambini.
Comincia quindi la disperata ricerca di un modo per salvare le tante vite innocenti che Mashhit ha catturato.
Purtroppo però Eugenio è stato cacciato dal suo laboratorio; Lia, la ninja, sembra non voler dare tregua a Sam e Pam; e Sam sente sempre più potente in lui il potere di Samael.
Da dove viene la Medium S.p.A., la compagnia che vuole a tutti i costi sovvenzionare Eugenio? Cosa cercano veramente le Funambole, le ninja con poteri soprannaturali? Riusciranno Sam e Pam a salvare i bambini? E di chi si è impossessato Mashhit?

Trattandosi del secondo volume della serie, cercherò di non farvi troppi spoiler, in modo che possiate godervi la lettura di entrambi i volumi (e del terzo che è uscito da poco).
Protagonista principale della vicenda è Pandora, detta Pam, che scopre di avere i poteri dell'Apriporta. Il suo compito è catturare gli Angeli della Morte che lei stessa ha, involontariamente, liberato. Conseguenza di questa acquisizione di poteri è la totale invisibilità, fatta eccezione per Sam, lui è l'unico che può vederla.
Sam, coetaneo di Pam, è l'altro protagonista della vicenda, dentro di lui si annida Samael, l'Angelo della Morte più potente e pericoloso, quello che gli altri considerano il loro Signore.
I due ragazzi sono aiutati da Eugenio e Mara, due studiosi all'università di Roma che si interessano di sovrannaturale.
Ho già parlato dei personaggi nella mia recensione di Pandora, quindi cercherò di non dilungarmi troppo.
Vi dirò che, come è stato per il primo volume, ho apprezzato tantissimo il personaggio di Pam, perché è una ragazza forte, tosta, che cerca di fare sempre del suo meglio, nonostante a volte abbia la tendenza ad abbattersi. In questo libro Pam inizia a maturare, a capire quali sono i lati del suo carattere da smussare e cerca di instaurare un rapporto più civile con Sam, anche se non sempre ci riesce. In tal proposito non posso non parlarvi di Sam, perché nel corso della vicenda mi sono affezionata molto a lui e lo trovo davvero simpatico. Secondo me è un ottimo personaggio!

La foto non c'entra ma mi sembrava potesse starci.
Come vi accennavo qui sopra, l'intera vicenda si svolge a Roma, in luoghi che, per chi è della zona, sono facilmente riconoscibili.
Persino io, che sono stata a Roma anni e anni fa, sono riuscita a riconoscere alcune ambientazioni, per lo meno quelle più "famose".

I luoghi sono spesso fondamentali alla narrazione, ma le descrizioni non prendono mai il sopravvento sulla trama.
Il risveglio di Smael è, infatti, una lettura scorrevole e ricca di colpi di scena, nonostante si tratti di un volume che si potrebbe definire di passaggio.

Trattandosi della mia autrice preferita, non posso che apprezzare lo stile di Licia.
La sua è una scrittura semplice, ma non banale o scontata; ha uno stile scorrevole, adatto anche ai più grandi ( perché Pandora è un 13+ ), che sa catturare il lettore dalla prima all'ultima pagina. Personalmente non ho mai avuto difficoltà nella lettura dei suoi libri, anzi ad ogni volume mi appassionavo sempre più alla trama e così è stato anche per questa saga.
L'ho già detto nella mia recensione del primo volume, lo so, però ho trovato davvero molto interessante il modo in cui il tema del vaso di Pandora sia stato rivisitato in chiave moderna.

Vorrei spendere due parole anche per la parte visiva del volume.
Parliamo della copertina che è qualcosa di meraviglioso e che, se possibile, mi piace anche più di quella del primo volume (la prima immagine che vedete in alto). Si tratta di un'illustrazione di Antonio de Luca, lo stesso che ha realizzato l'immagine qui sopra.
Lo stile è stupendo e curatissimo nei dettagli, tanto che alcuni particolari si notano solo dopo un'attenta osservazione (almeno per me è stato così), come ad esempio le ombre dei bambini o quella della cupola di San Pietro, simbolo di Roma.

Insomma, al di là della polemica iniziale, vi dirò che a me questa saga piace moltissimo e che certamente prenderò anche il terzo volume (non appena uscirà in flessibile).
La mia è stata una lettura scorrevole, che mi ha appassionato fino alla fine, lasciandomi senza fiato una volta arrivata all'epilogo e con la voglia di saperne di più.

Mi sento di consigliare questa saga a chi si sta approcciando all'urban fantasy (perchè più urban dell'Urbe per eccellenza non c'è), a chi apprezza la mitologia e le sue rivisitazioni e, in generale, agli amanti del genere.

Il mio voto è:
✰✰✰✰✰
5/5

Alla prossima!

Silvia

martedì 11 luglio 2017

#4 Bookish Fox: Reading Challenge 2017

Avete presente quando avete in testa di fare una cosa e non la fate mai perchè avete la memoria di un pesce rosso e la voglia di fare di un bradipo?
Ecco, questa è esattamente la situazione in cui mi sono trovata io negli ultimi sei mesi (SEI).
Sono imperdonabile, lo so, ma sto cercando di rimediare al mio "errore".
E quindi eccomi qui con questo articolo che serve più a me che a voi, ma che mi pareva un modo carino per mettervi a parte dei miei risultati con le due challenge che sto seguendo in questo 2017 .



iRead Challenge 2017

L'iRead Challenge, organizzata da iRead la tana del lettore ( leggendo a bari su Instagram e Leggendo a Bari su Wordpress), consiste in una lista di 40 libri da leggere, ognuno con una caratteristica precisa.
Ovviamente i titoli sono a discrezione del partecipante, vi viene fornita solo un'indicazione da rispettare. Come è a vostra scelta l'ordine con cui spuntare le categorie.
La Challenge si divide in quattro traguardi: 10, 20, 30 e 40 libri letti.
Nota importante: non si possono fare riletture e si ha la possibilità di inserire una sola graphic novel per tutta la gara.



Questa è la mia lista di libri, che completerò mano a mano che avanzerò con la sfida!

▢ L'ultimo libro che vorresti leggere della tua To Read List. ( La stirpe di Giatra - D. Battaglia )
Una raccolta di racconti.  (Memorabilia - R. Londra )
▢ Il libro che leggeresti con tuo figlio.
Un distopico.  ( Spada di vetro - V. Aveyard )
Un libro con più di 500 pp.    ( Illuminae - A. Kaufman/ J. Kristof)
▢ Un libro con un colore nel titolo. ( Lo sciamano nero - D. Battaglia )
Un classico.  ( Il grande Gatsby - F.S. Fitzgerald )
L'ultimo libro che ti è stato regalato.  (Animali fantastici e dove trovarli. Original Screenplay - J.K. Rowling)
Una storia d'amore.  ( Tutta la pioggia del cielo - A. Contini )
Un libro un autore francese.  ( L'ultimo giorno di un condannato a morte - V. Hugo )
Un libro con un uomo in copertina.  ( Il trono di spade - G.R.R. Martin )
Un libro ambientato in Italia.  ( Il risveglio di Samael - L. Troisi )
Un libro con meno di 180 pp.  (5cm al secondo - M. Shinkai)
▢ Un libro di un autore portoghese.
▢ Un romanzo di formazione. ( Wonder - R.J. Palacio )
Un titolo in lingua straniera.  (Alice from Wonderland - A. Coppola )
Un libro con almeno tre colori in copertina.  ( Your Name - M. Shinkai )
Un libro con foto o disegni al suo interno.  ( Fuga dal Paese delle Meraviglie - E. Puricelli Guerra)
Un libro con un animale in copertina.  ( Milk and Honey - R. Kaur )
Un libro di una saga.  ( Le fiamme di Darastria - L. Fornasari )
▢ Un romanzo umoristico. ( La briscola a cinque - M. Malvaldi )
▢ Un romanzo epistolare. ( Le ho mai raccontato del vento del nord - D. Glattauer )
Un libro ambientato nel periodo natalizio.   (Beta - Mirya)
▢ Un libro con un animale nel titolo.  ( Diario di un cinico gatto - D. Palmieri )
Un libro scritto da una donna.  ( Eleanor & Park - R. Rowell )
Un romanzo rosa o chick lit.  ( Hai cambiato la mia vita - A. Harmon )
Un giallo di Agatha Christie.  ( Il mistero del treno azzurro - A. Christie )
▢ Una fiaba da cui è stato tratto un film Disney. ( Robin Hood - A. Domas )
Un libro con un titolo nobiliare nel titolo.  (Morte all'Imperatore - D. Daccò )
▢ Un libro con gli elfi. ( La principessa degli elfi - H. Brennan )
Uno Young Adult.  ( Il Principe e la Neve - A.C. Ryan )
▢ Un libro comprato durante un viaggio. ( La città del tempo - D. W. Jones )
Un libro narrato dal punto di vista di diversi protagonisti.  ( Il dominio del fuoco - S. Tahir )
Un best seller del NY Times.  (Carry On - R. Rowell )
Un libro di un autore emergente.  (Fiore di cactus - F. Lizzio )
▢ Un libro con un protagonista anziano. ( Mistero a Villa del Lieto Tramonto - M. Lindgren )
Un libro scritto a quattro mani.  ( Sette minuti dopo la mezzanotte - P. Ness/ S. Dowd )
▢ Un libro con una parentela nel titolo. ( Premiata ditta Sorelle Ficcadenti - A. Vitali )
▢ Un libro con un mestiere nel titolo. (L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome - A. Basso )
▢ Una storia vera. ( Sette anni in Tibet - H. Harrer )



Come vedete ho già aggiunto anche i libri che non ho ancora letto ma che ho deciso di abbinare alle varie categorie, in modo da avere un quadro più preciso.
Mancano:
* Il libro che leggeresti con tuo figlio.
* Un libro di un autore portoghese.

Nel primo caso, vedrò di inventarmi qualcosa dato che tutti i libri che leggerei con mio figlio...già li ho letti!
Nel secondo caso, si accettano suggerimenti!

Troverete likate le recensioni di volta in volta.


Sfida di Lettura Le Parole Segrete 2017

La Sfida di Lettura, organizzata da Le Parole Segrete ( Le parole segrete su facebook) consiste in 12 tracce di lettura, una per ogni mese.
Il libro da scegliere è, ovviamente, a vostra discrezione, ma deve rispettare il criterio assegnato e solo in alcuni casi può essere una rilettura.



Questa è la mia personale lista di libri, che completerò di mese in mese, mano amano che avanzerò con la sfida!

▢ GENNAIO: un libro da cui hanno tratto un film. ( Il grande Gatsby - F.S. Fitzgerald )
 FEBBRAIO: un romanzo d'esordio. ( Memorabilia - R. Londra )
▢ MARZO: una raccolta di racconti. ( Fiabe lapponi - Aa. Vv. )
▢ APRILE: un classico scritto da un uomo. ( L'ultimo giorno di un condannato a morte - V. Hugo )
▢ MAGGIO: un libro che ti è stato consigliato. ( Il trono di spade - G.R.R. Martin )
▢ GIUGNO: un libro di un genere che non leggi spesso. ( Il mistero del treno azzurro - A. Christie )
LUGLIO: un libro non ancora letto di un autore che ami. ( Il risveglio di Samael - L. Troisi )
▢ AGOSTO: un romanzo con una protagonista femminile. (Scrivere è un mestiere pericoloso - A. Basso )
▢ SETTEMBRE: un libro del tuo genere preferito. ( La principessa degli elfi - H. Brennan )
▢ OTTOBRE: un romanzo con un protagonista maschile.
▢ NOVEMBRE: un classico scritto da una donna.
▢ DICEMBRE: una rilettura.


Come vedete ho già deciso i libri anche di agosto e settembre, mentre sono ancora in dubbio su ottobre, novembre e dicembre.
Direi che tempo per pensarci ne ho, quindi non mi pongo il problema (almeno per ora).
Trovate, mano a mano, il link alla recensione!



Alla fine ho deciso di raggruppare i due articoli in uno solo, in modo da poter avere le due challenge sempre a portata di mano nell'articolo fissato in evidenza.
Spero non sia troppo complicato da consultare!

Alla prossima!

Silvia

lunedì 10 luglio 2017

#38 Cosa penso di: Absence - il gioco dei quattro | recensione |

Prima lettura del mese!
Dopo averne sentito tanto parlare, aver visto un sacco di video-recensioni e aver scansato eventuali spoiler...anche io leggo questo libro!


Absence - il gioco dei quattro
di Chiara Panzuti.

Editore: Fazi Editore (LainYA)
Pagine: 335
Prezzo: 15,00€ ( ebook 6,99€)

Trama:
Viviamo anche attraverso i ricordi degli altri. Lo sa bene Faith, che a sedici anni deve affrontare l'ennesimo trasloco insieme alla madre, in dolce attesa della sorellina. Ecco un ricordo che la ragazza custodirà per sempre. Ma cosa accadrebbe se, da un giorno all'altro, quel ricordo non esistesse più? E cosa accadrebbe se fosse Faith a sparire dai ricordi della madre? La sua vita si trasforma in un incubo quando, all'improvviso, si rende conto di essere diventata invisibile. Nessuno riesce più a vederla, né si ricorda di lei. Non c'è spiegazione a quello che le è accaduto, solo totale smarrimento. Eppure Faith non è invisibile a tutti. Un uomo vestito di nero detta le regole di un gioco insidioso, dove l'unico indizio che conta è nascosto all'interno di un biglietto: 0°13'07''S78°30'35''W, le coordinate per tornare a vedere. Insieme a Jared, Scott e Christabel - come lei scomparsi dal mondo - la ragazza verrà coinvolta in un viaggio alla ricerca della propria identità, dove altri partecipanti faranno le loro mosse per sbarrarle la strada. Una corsa contro il tempo che da Londra passerà per San Francisco de Quito, in Ecuador, per poi toccare la punta più estrema del Cile, e ancora oltre, verso i confini del mondo. 



Prima di cominciare, devo dire che ero molto curiosa di leggere questo libro perché ne ho sentito parlare benissimo. Ho avuto modo di vedere un paio di video recensioni e anche alcune interviste all'autrice e questo non ha fatto altro che aumentare la mia curiosità.
Questa volta, però, ho deciso di non crearmi aspettative di nessun genere per non rovinarmi la lettura.
Vi anticipo che non sono rimasta per nulla delusa!

Absence - il gioco dei quattro è la storia di Faith, Jared, Scott e Christabel, quattro ragazzi che, improvvisamente si trovano ad essere completamente invisibili.
I genitori, gli amici, gli insegnati, nessuno sembra ricordarsi di loro.
Sono spariti dai social, dalla mente di chi li circonda e anche tutte le loro cose sembrano non esistere più.
Con non poche difficoltà, Jared e Faith, che sono i primi ad incontrarsi, entrano in possesso di un bigliettino con delle coordinate. I due ragazzi si dirigono in Ecuador dove incontrano Prima Christabel e poi Scott.
Ed è proprio in Ecuador a centinaia di chilometri da casa, completamente invisibili e braccati da due gruppi di ragazzi proprio come loro, che i quattro protagonisti scoprono di far parte di uno strano gioco perverso dell'Illusionista.
Ogni tappa prevede un premio, ma hanno poco tempo e ci sono delle scelte importanti da compiere.

Anche in questo caso, vorrei tentare una recensione un po' diversa dal solito, vediamo cosa ne esce.

Absence ha una struttura abbastanza particolare. I primi quattro capitolo sono dedicati ad ognuno dei quattro protagonisti e ci raccontano come sono diventati invisibili e le loro reazioni all'accaduto.
Dopodiché comincia la storia vera e propria e la narratrice diventa Faith. È infatti attraverso gli occhi della ragazza che il lettore si avventura nella trama di Absence. Al termine del libro troviamo altri quattro capitoli dedicati nuovamente ai protagonisti, dove i ragazzi si trovano a dover prendere decisioni importanti e a valutare il percorso che, da quel momento, li attende.

Come ormai saprete, dato che lo ripeto di continuo, non nutro grande simpatia per i libri scritti in prima persona, perché trovo che limiti l'esperienza di lettura. Mi è capitato di ricredermi e Absence è uno di quei casi.
La prima persona non mi ha per nulla disturbato.
Nonostante tutto ci venga raccontato attraverso gli occhi di Faith e quindi il personaggio meglio caratterizzato sia inevitabilmente lei, anche gli altri protagonisti ci vengono presentati in maniera precisa. Attraverso i dialoghi e le descrizioni della ragazza abbiamo modo di conoscere molto bene non solo i suoi compagni, ma anche degli antagonisti. Di ognuno ci viene fornito un ottimo quadro che ci permette di capirne la psicologia e gli obiettivi.

Anche le ambientazioni, come è ovvio, ci vengono presentate da Faith che, attraverso la sua abitudine di fare foto con le dita (vi spiego meglio tra poco), cattura ogni tipo di particolare e lo riporta proprio come in una fotografia.
Il modo in cui i luoghi ci vengono descritti mi ha molto colpito.
Le ambientazioni non prevalgono mai sulla narrazione, ma ne sono indubbiamente parte integrante e risultano a tratti fondamentali per capire lo svolgersi della vicenda.

A farla da padrona, ovviamente, è l'invisibilità e la conseguente reazione ad essa dei personaggio.
Questo, forse, è il tratto che più mi ha colpito di questo romanzo! Perché, prima dell'invisibilità vera e propria, i protagonisti sono costretti ad affrontarne un altro tipo: quella data dal non essere giustamente considerati da chi ci sta attorno.
Faith si sente invisibile nei confronti del padre e degli amici che, di volta in volta, ha lasciato dietro di sé.
Jared si sente invisibile nei confronti del fratello e della famiglia adottiva. Scott nei confronti dei genitori che preferiscono viaggiare scaricandolo dallo zio e Christabel nei confronti dei suoi coetanei che sembrano non capire le sue scelte di vita.

L'invisibilità, quella non fisica, è un argomento davvero molto interessante che fa inevitabilmente riflettere il lettore anche sulla propria condizione rispetto al mondo che lo circonda. Come è interessante il rapporto con i social, di cui spesso si parla nel corso della narrazione.

Lo stile di Chiara Panzuti è, sicuramente, uno di quelli che preferisco: chiaro, scorrevole, che da spazio alle emozioni, alle descrizioni e all'azione. Non ci sono momenti di stallo, ma nemmeno tropi colpi di scena che finirebbero col confondere il lettore. La trama prosegue, dall'inizio alla fine, con una velocità perfetta, che consente di assaporare la storia, entrare in contatto e sintonia con i personaggi e, come loro, scoprire posti nuovi e trovare nuovi indizi.
Insomma, un perfetto mix di stili che fa di questo volume molto più che uno young adult.

Prima di concludere, mi soffermo su due particolari che nel corso della recensione ho tralasciato.
In primo luogo, vi spiego cosa intendevo per "fotografare con le dita". Dovete sapere che Faith, per tutto il romanzo, ogni tanto si sofferma su un particolare di un luogo o di una persona e, mettendo le dita a formare un rettangolo, scatta una foto immaginaria. Lo fa per fissare il momento nella sua mente e ricordarlo in futuro.
Ho trovato questo dettaglio stupendo, soprattutto vista la mia grande passione per la fotografia, perché mi sono rivista in Faith. Quello che fa lei con le mani, infatti, è esattamente quello che faccio io con la reflex o il cellulare. A volte nemmeno apro la fotocamera, mi fermo solo a guardare e scatto una foto con gli occhi, per ricordare un momento a cui il digitale non darebbe giustizia.

E, in secondo luogo, volevo aprire una piccolissima parentesi sul mio personaggio, anzi, sulla mia coppia preferita! Lo so che la coppia principale sono Jared e Faith, ma io non posso fare a meno di shippare un pochino Scott e Christabel. Perché lui è troppo simpatico e lei troppo schizzata e pessimista per non volerle bene almeno un po'.

Mi fermo qui, se no questa recensione prende la via del delirio!


Il mio voto è:
✰✰✰✰✰
5/5

P.S. sono già in trepidante attesa del seguito!

Alla prossima!

Silvia



#8 Diario di bordo: Il mio mese di GIUGNO

Ovvero di caldo, fiere e tradizioni da rispettare.


Eccomi qui con il riassunto del mese di giugno!
In generale, giugno è stato un mese caldo, taaaanto caldo!


Cominciamo subito con la prima settimana, che è stata decisamente rilassante.
Direi nulla di rilevante da riportare, a parte che ho finito la seconda stagione de Il trono di spade e che confermo sempre più le mie preferenze: Tyrion, Daenerys e Jon Snow.

La seconda settimana è stata già più impegnativa.
Il lunedì sono andata a fare in giretto in centro con la mia amica Cristina e ne ho approfittato per fare i miei soliti acquisti librosi e mangosi. Abbiamo fatto anche un bel pranzetto al giapponese, che non guasta mai.
Dato che mio papà era di nuovo in trasferta, questa volta a Torino, io e mia mamma abbiamo attaccato il salotto e ne abbiamo approfittato per fare un pochino di ordine. Diciamo che non abbiamo finito, ma poteva andare peggio!

La terza settimana di giugno è quella con più cose da dire!
Prima di tutto, nemmeno io so come, sono riuscita a stirare nonostante il caldo assurdo. Dovete sapere che io adoro stirare, ma quando fa caldo un pochettino di meno.

Altra cosa, ho finalmente rifatto il colore e adesso sono più rossa che mai! Ma quanto mi piacciono i miei capelli rossi?! Voi non ne avete idea...
Ho anche scoperto una bella novità: dalla parrucchiera è stata messa una libreria con qualche libro per ingannare l'attesa e si possono anche prendere in prestito. Ma quanto geniali sono?! E poi la libreria è a forma di albero! Top!

Al venerdì, poi, sono andata a pranzo al centro commerciale con mia mamma, mia zia e mia cugina. La nostra è una piccola tradizione: ogni anni quando mia cugina finisce la scuola, andiamo a festeggiare pranzando e facendo shopping insieme. Sono soddisfatta, perché ho trovato un bellissimo paio di short neri da H&M e la canottiera con i cactus da Tezenis: tutto quello che cercavo.
Alla sera sono anche andata dalla mia amica Lisa e abbiamo fatto una serata Minion: praticamente abbiamo guardato il film dei Minion e abbiamo spettegolato un po'.
Siamo due comari, lo so!

E infine, domenica sono stata al FEcomics a Ferrara con Cristina!
Io c'ero già stata lo scorso anno, ma lei no e quindi mi sembrava giusto farle colmare questa mancanza. Avevo paura che ci saremmo sciolte dal caldo, perché Ferrara è una città particolarmente umida, e invece abbiamo trovato una giornata fantastica!
Se vi va, potrei scrivere un articolo sul FEcomics, fatemi sapere ;) 
Qui trovate l'album con le foto e qui sopra invece potete vedere l'acquisto top della giornata.

La quarta settimana l'ho dedicata alla scrittura delle recensioni e degli articoli arretrati, ho sistemato il blog e anche il computer.
Mi sono rilassata guardando video e serie tv e ho letto parecchio.
Ho azzardato un po' tentando di leggere due libri insieme, cosa che non avevo mai fatto, ma ce l'ho fatta!
*proud of me*
Credo che il venerdì sia stato il giorno più caldo di tutta la mia vita e ringrazio il cielo che il FEcomics fosse già passato, se no credo sarei arrivata a casa distrutta completamente.


L'ultima settimana, complice il brutto tempo che ha imperversata per mezzo nord Italia, è stata molto produttiva!
Ho sistemato il bullet, ho preparato il set up di luglio con discreto anticipo, ho scritto articoli e recensioni e ho letto molto. Sono anche riuscita a finire di stirare tutti gli arretrati, perché con il caldo dei giorni precedenti ho dovuto tirare un po' la cinghia.

Insomma, come vedete, giugno è stato un mese un po' particolare. Fatto di giorni di totale nullafacenza e giorni di super attività. Spero non sia così tutta l'estate se no mi viene un esaurimento!
In ogni caso, le uscite che ho fatto sono state divertenti e hanno decisamente compensato alle giornate un po' no.

Vi lascio ai PREFERITI DEL MESE in compagnia di Emy, la cagnolina di Lisa, che ha lo spirito di una top model ed è fotogenica in maniera impressionante.
Dato che ho avuto il permesso di usare questa foto e che non sapevo dove metterla...eccola qui!

LIBRO: per questa categoria non ho dubbi. Dico assolutamente IL CIRCO DELLA NOTTE, perché non vedevo l'ora di leggerlo e perché la Rizzoli ha deciso di ristamparlo.

FILM: Questo mese non sono andata al cinema, quindi il film che vi cito non è una nuova uscita. Si tratta di DRAGONTRAINER, che non vedevo da un po' e che questo mese hanno dato in tv.

SERIE TV: Vabbè, dai, che ve lo dico a fà! IL TRONO DI SPADE di cui ho recuperato quasi tutte le serie. Ho intenzione di finire la sesta nella prima settimana di luglio e poi di disperarmi da qualche parte in attesa della settima...

CANCELLERIA: direi i nuovi STABILO POINT MAXI. Hanno la punta più grossa di un Point68 ma più rigida, quindi perfetta per colorare ma anche per scrivere.

TE' e TISANE: questo mese non ho una tisana, ma un tè freddo ovvero il TE' TWININGS alla pesca. Io adoro la Twinings e non sopporto i tè freddi, questo è il compromesso perfetto.

ACCESSORIO: il mio bellissimo CAPPELLINO DI PAGLIA che ho cercato per due anni e che mi ha protetto la zucchetta dal sole a Ferrara.

CANZONE: ok, ok, quello che sto per dire farà storcere il naso ad alcuni di voi, ma questo mese sono entrata in fissa con POLAROID di Riki (Riccardo di Amici). Lo so che non è quello che vi aspettavate, ma ha un ritmo che mi piace e fa molto estate.

MAKE UP: sinceramente la BB CREAM della PUROBIO. Fino a poco tempo fa usavo solo il fondotinta, ma con questo caldo è troppo pesante. La BBcream si è rivelata l'ideale perché è coprente il giusto e non chiude i pori ( e messa così sembra quasi che io me ne intenda di trucco, ma non è così)

APP: questo mese niente app, mi dispiace. Non ne ho scoperte di nuove quindi non ho nulla da consigliarvi.

YOUTUBE: vi cito una delle mie youtuber preferite: Donatella di CHIBI IS THE WAY. La seguo da un po' perché parla spesso anche di manga e anime e da degli ottimi consigli di lettura. Mi piacciono molto anche i suoi video sulla timidezza, mi ci sono rivista moltissimo.



E anche questo mese il bla bla bla finisce qui!
Come avete trascorso questo caldo mese di giugno?
Siete mai stati a Ferrara o ad una fiera comics?

Raccontatemi qualcosa!

Ci vediamo a luglio!

Silvia.

domenica 9 luglio 2017

#37 Cosa penso di: La memoria dell'acqua - 5cm al secondo vol. 1 e 2 - Shuriken & Pleats vol. 2 - Amalia Maidream Cafè

Concludiamo, come sempre, il mese con le letture non librose.
A giugno ho letto una graphic novel e ben quattro manga...sono molto soddisfatta!
Ma cominciamo subito, senza perdere altro tempo.

La memoria dell'acqua

Graphic Novel.

Collana: Tipitondi
Autore: Mathièu Reynes e Valérie Vernay
Disegni: Mathièu Reynes e Valérie Vernay
Editore: Tunuè
Pagine: 128
Prezzo: 16,90€


La memoria dell'acqua è la storia di Marion, una ragazzina che con la madre si trasferisce in un piccolo paesino su un'isola, andando a vivere in quella che era la casa dei nonni.
Il nonno di Marion, molti anni prima, è scomparso in mare in circostante misteriose e la ragazzina è decisa a saperne di più imbattendosi nell'inquietante guardiano del faro.
L'uomo la mette a parte di una storia che narra di mostri marini, sacrifici e tempeste... ed è proprio una terribile tempesta quella che sta per abbattersi sull'isola.

Questa graphic novel mi è piaciuta moltissimo e mi ha colpito sotto diversi fattori.
Prima di tutto ho apprezzato moltissimo lo stile dei disegni e la gamma cromatica, soprattutto nella distinzione tra il mare e la terra ferma. In secondo luogo ho trovato ottima la caratterizzazione dei personaggi e sono stata catturata subito da quell'alone di mistero che pervade l'intera storia.
Lo sfondo fantasy e folkloristico poi mi ha conquistata.
Davvero un peccato che sia finita lasciando alcuni punti in sospeso. Sarebbe bellissimo poter leggere come prosegue la storia di Marion.
Consigliatissima!

Il mio voto è:
✰✰✰✰ e mezzo
4,5/5



5cm al secondo vol. 1 e 2

 Manga.

Categoria: Seinen
Autore: Makoto Shinkai
Disegni: Yukiko Seike
Editore: Star Comics 
Pagine: 240
Prezzo: 5,90€ (l'uno)

5cm al secondo è una mini serie, composta da due volumi, tratta dall'omonimo film di Makoto Shinkai.
La trama segue la storia di Takaki, Akari e Kanae: tre ragazzi alle prese con il primo amore, la sofferenza della separazione, i sentimenti non corrisposti, le scelte di vita e tanto altro.
Protagonista principale, come nel film e nel libro, è Takaki che entra in contatto con Akari prima e Kanae poi, e che seguiamo dalle elementari fino ai primi anni nel mondo del lavoro.

Rispetto al libro e al film, devo dire che il manga mi è piaciuto molto di più.
La trama subisce qualche modifica, ma nulla di sostanziale, e le vite dei protagonisti vengono osservate più da vicino. Così come vengono analizzati meglio i sentimenti che questi provano, al punto che migliora anche la caratterizzazione dei personaggi.
In questi due volumi, veniamo a contatto non solo con la realtà singola di Takaki, ma anche con quella dei personaggi femminile che lo circondano. Sappiamo cosa succede ad Akari dopo il trasferimenti, come procede la vita di Kanae dopo la fine del liceo e conosciamo anche Risa, la nuova fidanzata di Takaki.
Ho apprezzato molto l'idea di dedicare qualche tavola anche a queste figure, importanti non solo per la narrazione ma anche per la vita del protagonista.
Lo stile dei disegni poi è ottimo: dettagliato sia nei volti dei personaggi che nei paesaggi, che riescono a risultare reali anche se in bianco e nero, e soprattutto nei piccoli dettagli che sono spesso quelli che fanno la differenza.

Un'ultima cosa che mi è piaciuta di questa mini serie è il finale.
Si tratta di un finale un po' triste, che lascia dell'amaro in bocca, ma che sa anche infondere speranza e sicurezza. Infatti, tutti i personaggi, nonostante le avversità, al termine del secondo volume riescono a vedere il lato positivo della vita, ad avere un migliore percezione di se stessi e a capirsi meglio.
E poi, per i romanticoni, anche se solo accennato ( e molto molto molto in sospeso) si può dire che ci sia il lieto fine.

Secondo me, il manga è decisamente più adatto per trasporre una storia di questo genere e, lo ammetto, io l'ho apprezzato molto più del libro e del film.
Insomma, se vi è piaciuto il libro (o il film), sono certa che amerete il manga!

Il mio voto è:
✰✰✰✰ e mezzo
4,5/5




Shuriken & Pleats vol. 2


Manga.

Categoria: Shojo
Autore: Matsuri Hino
Disegni: Matsuri Hino
Editori: Planet Manga (Panini Comics)
Pagine: 192
Prezzo: 4,50€

Con questo secondo volume si conclude la mini serie di Shuriken and Pleats.
Lo sviluppo della vicenda mi ha stupito perché non mi aspettavo alcuni risvolti in particolare. Purtroppo, però, sono rimasta un po' delusa dalla conclusione. Secondo me, oltre che affrettata, è stata anche leggermente priva di logica e non molto in linea con la trama. Si tratta pur sempre di uno shojo, ma visti gli elementi di azione e mistero, mi aspettavo qualcosa di diverso.
Nonostante questo, in generale è una mini serie che mi ha molto colpito sia per la trama che per lo stile dei disegni.
Non posso parlare di miglioramento rispetto al primo volume, ma nemmeno di peggioramento (tutto sommato), il mio voto quindi rimane invariato.


Il mio voto è:
✰✰✰✰ e mezzo
4,5/5




Amalia Maidream Cafè

Manga.

Categoria: Love*Me
Autore: Fidalma "Yuniiho" Conte
Disegni: Fidalma "Yoniiho" Conte
Editore: MangaSenpai
Pagine: 100
Prezzo: 6,90€

Amalia Maidream cafè è la storia di Amalia, una kitsune (dea dalle fattezze di volpe) che vuole realizzare il desiderio di Yoko, una ragazza che voleva diventare maid ma non ce l'ha fatta.
Scesa in terra, convinta di poter diventare lei stessa una maid, Amalia conosce Momo che ha lo stesso problema di Yoko e decide di aiutarla.
La cosa che più mi è piaciuta di questo manga è che sia di un'autrice italiana molto giovane. I disegni sono bellissimi, in uno stile che personalmente adoro e anche la storia, nella sua semplicità, è molto carina ed interessante. Mi sono affezionata ad Amalia e mi sono appassionata al racconto, soprattutto perché il ruolo della maid, in Italia, è spesso frainteso o non capito. Trovo che, come prima esperienza, l'autrice abbia fatto un ottimo lavoro!
Spero di poter leggere altri manga di Yuniiho, magari con protagonista la simpaticissima Amalia.

Il mio voto è:
✰✰✰✰
4/5


Alla prossima!

Silvia